ROMA – Il divieto volontario di sponsorizzazione delle società di scommesse sulla parte frontale delle maglie della Premier League ha ridotto solo del 10,5% la visibilità dei loghi del gioco rispetto alla stagione precedente. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Bristol, che ha registrato 15.571 messaggi legati al gioco durante il primo fine settimana del campionato 2026/27, per un’esposizione complessiva di cinque ore e 16 minuti.
La ricerca evidenzia inoltre che le sponsorizzazioni sulle maniche delle maglie sono aumentate del 362%, mentre la pubblicità a bordo campo ha rappresentato il 72% dei messaggi rilevati durante le partite in diretta. Secondo i ricercatori, il divieto ha quindi avuto un impatto limitato sulla pubblicità del gioco durante le trasmissioni.
I risultati hanno riacceso le critiche dei sostenitori di norme più restrittive. Sir Iain Duncan Smith, co-presidente del gruppo parlamentare britannico per la riforma del gioco, ha definito i dati un’ulteriore prova del fallimento dell’approccio volontario, chiedendo di non affidare la regolamentazione alle stesse industrie del calcio e delle scommesse.
Lo studio presenta tuttavia un limite metodologico: ogni esposizione a un logo o a un messaggio pubblicitario durante la diretta viene conteggiata singolarmente, facendo potenzialmente aumentare il totale.
Intanto, gli operatori restano importanti partner commerciali per il calcio inglese: secondo Ampere Analysis, hanno rappresentato il 13% dei nuovi accordi di sponsorizzazione nella stagione 2026/27. Per i sostenitori di una stretta, il compromesso del 2023 non è dunque sufficiente a ridurre la visibilità delle scommesse nello sport.
Agipronews è anche su Whatsapp! Iscriviti al canale per rimanere sempre aggiornato, cliccando qui: https://whatsapp.com/channel/0029VbBR2Gx23n3m47K2xS1S