ROMA - La British Gambling Commission ha pubblicato una nuova ricerca che esamina come i giocatori definiscono la "scelta informata". I risultati hanno evidenziato diverse lacune nelle modalità di diffusione delle informazioni sul gioco.
Come riporta Focus Gaming News, lo studio, condotto dal Behavioural Insights Team e presentato da Donna Bateman, responsabile della strategia della Commissione, si è basato su 53 fonti di dati, tre focus group e quattro interviste approfondite con persone considerate a maggior rischio di danni legati al gioco.
L'autorità di regolamentazione ha osservato che, sebbene i partecipanti abbiano affermato che i dettagli sui prodotti e sui rischi siano generalmente disponibili presso i servizi di gioco autorizzati, queste informazioni possono risultare difficili da reperire durante le sessioni di gioco più concitate, sia online che nei luoghi fisici. Gli intervistati hanno anche suggerito che gli operatori spesso trattano i clienti come un unico gruppo, senza riconoscere le differenze tra giocatori nuovi ed esperti. Un'altra preoccupazione sollevata riguardava il presupposto che i clienti possiedano una conoscenza sufficiente delle probabilità e delle quote di gioco. I partecipanti hanno indicato che le lacune nella comprensione delle probabilità possono rendere i giochi e i prodotti di scommessa più difficili da comprendere, limitando potenzialmente l'efficacia delle informazioni già fornite ai consumatori.
La ricerca ha inoltre suggerito che alcuni consumatori percepiscono gli operatori come inclini a privilegiare la trasparenza amministrativa e i requisiti di conformità rispetto alle misure proattive volte a proteggere le persone maggiormente a rischio. I partecipanti si sono generalmente mostrati favorevoli a un modello di responsabilità condivisa che coinvolgesse sia i consumatori che gli operatori. Inoltre, alcuni tra gli intervistati hanno suggerito che la responsabilità potesse estendersi oltre le stesse società di gioco, coinvolgendo banche e altre organizzazioni in grado di fornire una visione più ampia delle spese di un individuo su diverse piattaforme.
Lo studio ha inoltre riscontrato un forte sostegno per approcci più personalizzati alla tutela dei consumatori. Tuttavia, i partecipanti hanno espresso preoccupazioni in merito all'utilizzo dei dati personali e comportamentali. La ricerca ha rilevato che alcuni consumatori guardano con scetticismo agli interventi personalizzati, poiché gli stessi dati utilizzati per identificare il rischio possono essere impiegati anche per il marketing mirato, creando quella che il rapporto definisce una "diffidenza aperta" nei confronti delle motivazioni degli operatori.
Sulla base dei risultati ottenuti, il rapporto ha proposto una definizione rivista di scelta informata, incentrata sul consumatore. Ha concluso che la scelta informata dovrebbe essere intesa come la capacità continua del consumatore di comprendere e agire in base alle informazioni rilevanti per le decisioni in ogni fase del gioco.
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