Attualità e Politica
13/09/2018 | 17:39
13/09/2018 | 17:39
ROMA - Il conto alla rovescia terminerà il 20 dicembre, quando sarà definitivamente operativa la legge regionale della Puglia contro il gioco patologico. Da quel giorno, l’80% delle sale giochi presenti sul territorio, tra cui 800 agenzie di scommesse (l’87% del totale), sarà obbligato a chiudere, mettendo in pericolo 6mila imprese e 20mila posti di lavoro. Uno scenario inevitabile secondo Agire - Associazione Gioco e Scommesse Rete Esercenti - se Regione e Comuni continueranno a fare muro alle richieste degli operatori di gioco. La legge regionale datata 2013 - che un anno fa ha passato anche il vaglio della Corte Costituzionale - dispone almeno 500 metri di distanza tra sale e apparecchi da gioco e luoghi sensibili come scuole, luoghi di culto e impianti sportivi. Il testo prevedeva l’immediata applicazione del “distanziometro” per le nuove attività, mentre per quelle già esistenti troppo vicine ai luoghi sensibili concedeva cinque anni di tempo (in scadenza, appunto, il 20 dicembre) prima dello stop definitivo.
«C’è in realtà un grande confusione - spiega ad Agipronews Angelo Basta, presidente di Agire - Dal 2013 a oggi, dunque anche dopo l’entrata in vigore della legge regionale, le Questure hanno continuato a concedere le autorizzazioni per le sale da gioco, sebbene con una postilla in cui si specificava che era necessario il rispetto delle leggi regionali. I Comuni, però, hanno iniziato a muoversi molto tardi e solo negli ultimi mesi hanno preso i primi provvedimenti per attuare le disposizioni regionali». I controlli sono particolarmente serrati in provincia di Lecce, ma, spiega Basta «finora sono solo le sale scommesse a essere prese di mira, anche se la legge parla di tutti i locali che offrono qualsiasi tipologia di gioco». Dunque a rischiare la chiusura sono anche le 150 sale vlt presenti nella regione, e il blocco delle attività di gioco è previsto anche per gli esercizi generalisti come bar e tabaccherie troppo vicine ai luoghi sensibili.
Con la piena operatività della legge, Agire stima che l’87% delle sale scommesse sarà dichiarato fuorilegge e quindi chiuso oppure - nella migliore delle ipotesi - obbligato a cambiare sede per allontanarsi dai luoghi reputati sensibili. «Questo crea un altro tipo di problema - continua Basta - Spesso si parla di Comuni medio-piccoli, in alcuni casi così tanto che la distanza minima di 500 metri è superiore al diametro del centro abitato. Dai nostri calcoli, riteniamo che l’80% dei comuni pugliesi non abbiano spazi idonei all’apertura di sale». A complicare ulteriormente la situazione è la totale assenza di “mappature” da parte dei Comuni: «Le amministrazioni non hanno ritenuto di dover individuare puntualmente i luoghi sensibili sul territorio, il che rende tutto più difficile perché la descrizione contenuta nella legge regionale è molto vaga».
Nemmeno su richiesta diretta è stato possibile ottenere una lista di zone “off limits”, tanto da generare effetti paradossali: «Un imprenditore ha chiesto al Comune di Lecce di conoscere con precisione l’elenco di punti sensibili, in modo da trovare lo spazio idoneo per la sua attività - racconta Basta - L’Amministrazione, però, risponde solo se gli imprenditori hanno prima presentato la richiesta di licenza alla Questura. Qui scatta il paradosso: in sostanza, per sapere se si può aprire un'attività, bisogna prima affrontare investimenti significativi per rendere la sala a norma di legge. Investimenti che in caso di diniego risultano assolutamente persi». L’associazione si è dunque mossa per chiedere innanzitutto una proroga, così come già accaduto in Liguria e in Abruzzo. Inoltre, conclude Basta, «Abbiamo proposto un incontro con la Regione per discutere insieme del problema ludopatia e sul modo migliore per risolverlo. A nostro avviso il “distanziometro” non è la soluzione: è impensabile immaginare che nel 2018, con tutta la tecnologia a portata di mano, il giocatore problematico si lasci frenare dalla chiusura di una sala. Senza contare i rischi di diffusione del gioco illegale se non proprio di infiltrazione criminale con attività abusive».
LL/Agipro
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