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Ultimo aggiornamento il 09/12/2019 alle ore 19:01

Attualità e Politica

17/09/2019 | 17:09

Comuni in ordine sparso, tempi sfasati e proroghe: la legge sul gioco in Emilia-Romagna provoca il caos

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ROMA - Proroga: è la richiesta formulata oggi a Bologna da una rappresentanza dei lavoratori dei giochi, riuniti davanti al palazzo della Regione. In realtà, nell'ambito della complessa disciplina vigente sul gioco in Emilia-Romagna, il concetto di proroga non può essere univoco, dato che i termini di legge cambiano a seconda che si parli di sale giochi, esercizi pubblici o corner scommesse. Vale la pena di ripercorrere in sintesi i lineamenti di quella che senza alcun dubbio può essere definita la normativa sul gioco patologico più complicata fra le regioni italiane. Punto di partenza è il distanziometro previsto dalla legge 5/2013, che vieta l'esercizio dei punti di gioco, nonché l'installazione di apparecchi, entro 500 metri da una serie di luoghi sensibili. Per rendere operativo il provvedimento, nel 2017 la Regione ha imposto ai Comuni di predisporre una mappatura dei luoghi sensibili e di inviare in base a questa, nei sei mesi successivi, due tipi di comunicazione alle attività fuori regola: provvedimenti di chiusura per sale giochi e sale scommesse, divieti di installazione di nuovi apparecchi e di rinnovo dei contratti ai titolari degli esercizi pubblici. Agli esercenti delle sale che volevano proseguire la propria attività in zone non proibite era concessa una proroga fino ad un massimo di ulteriori sei mesi rispetto alla data del provvedimento di chiusura. 

Alle sollecitazione della Regione, i Comuni hanno risposto in tempi diversi, provocando un notevole sfasamento sul territorio: in alcune zone le chiusure sono già avvenute, in altre non sono neanche cominciate. Le difficoltà palesate da alcune amministrazioni e le proteste degli operatori hanno indotto nel gennaio scorso la Giunta a prorogare alcuni termini, configurando per i punti di gioco non in regola con il distanziometro la situazione seguente: alle sale che intendano trasferire la propria attività in zone non proibite, i Comuni potranno raddoppiare la proroga di sei mesi prevista originariamente dalla normativa. Particolare la disciplina dei corner scommesse: l'attività non potrà protrarsi oltre la scadenza dei contratti in essere, ma sono permesse proroghe fino al 31 dicembre 2019. Più larghi i tempi per gli esercizi pubblici che ospitano al loro interno le slot: non potranno più installare nuovi apparecchi, ma tenere quelli già installati fino al 2022.

Quanto alla protesta in atto, gli operatori hanno fatto sapere che dalla Regione è arrivata l'apertura a una possibile proroga. Visto il ginepraio sollevato dalla normativa, resta da capire di quale proroga si parli.
MF/Agipro

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