Attualità e Politica
17/04/2026 | 13:35
17/04/2026 | 13:35
ROMA – La vicenda Global Starnet – concessionario leader nel segmento degli apparecchi - torna al centro dell’attenzione parlamentare, tra questioni ancora aperte su debiti, concessioni e gestione societaria. In una nota inviata agli onorevoli Merola e Vaccari – firmatari di due interrogazioni al Ministero dell’Economia e delle Finanze – l’azionista unico e amministratore di Global Starnet Ltd, Francesco Corallo, ripercorre i principali passaggi della vicenda, a partire dalla sentenza della Corte dei Conti.
Secondo quanto riportato, la Corte ha riconosciuto che la società “ha regolarmente svolto la raccolta del PREU (Prelievo Unico Erariale)”. La sentenza n. 68/2015 ha infatti distinto il danno erariale tra una quota del 30%, legata alla raccolta del tributo e ritenuta corretta, e un 70% attribuito a criticità tecniche nella fase iniziale, in particolare alla mancata connessione degli apparecchi. Su quest’ultima parte è stata riconosciuta una corresponsabilità tra Stato e concessionario, portando a una condanna complessiva per Global Starnet Ltd pari al 35% del danno. Una percentuale tuttavia superiore al 30% versato da altri concessionari che avevano aderito alla definizione agevolata.
Sul piano giudiziario, Corallo evidenzia che tutte le accuse nei suoi confronti sono cadute con “sentenze di non luogo a procedere”, mentre i sequestri sono stati annullati da diverse pronunce della Cassazione e del Tribunale del Riesame.
Tra i punti più critici viene indicata la gestione degli amministratori giudiziari. “Gli ex amministratori giudiziari hanno reso il conto della gestione solo dal 2017 al 31 dicembre 2024, e quindi solo parzialmente”, si legge nella nota. Vengono inoltre segnalate spese per consulenze superiori a 14 milioni di euro, oltre a compensi per “svariate decine di milioni”, somme che – secondo la nota di Corallo – dovrebbero essere restituite alla società e potrebbero contribuire a ridurre il debito complessivo verso la Corte dei Conti.
Al centro delle contestazioni anche l’operazione del 2025 che ha portato alla nascita di Global Starnet Srl. Sebbene formalmente definita come conferimento di un “ramo d’azienda”, secondo Corallo si sarebbe trattato in realtà del trasferimento dell’intera struttura operativa. “Alla Global Starnet Limited non è rimasta alcuna attività operativa”, si legge, tanto da essere trasformata in una “bad company priva di qualsiasi capacità operativa”, con in carico solo debiti e contenziosi. Da qui la tesi secondo cui il debito dovrebbe gravare su entrambe le società, essendo stato di fatto trasferito l’intero complesso aziendale.
Particolarmente delicata è poi la questione della concessione di gioco. Il Mef - nella risposta agli onorevoli Merola e Vaccari - avrebbe sostenuto che alla nuova società non sia stata trasferita la concessione, ma solo garantita la continuità operativa. Una posizione definita “criptica ed incomprensibile” nella nota dell'amministratore di Global Starnet Ltd e che poteva avere senso solo durante la fase di sequestro. Oggi, però, in assenza di "vincoli giudiziari", la continuità dell’attività può derivare solo dal “possesso effettivo della concessione”, poiché “la prosecuzione delle attività concessorie non può prescindere dall’esistenza del titolo concessorio”.
Secondo questa impostazione, non sarebbe possibile una gestione “di fatto”: il titolo o esiste o non esiste (“tertium non datur”). Di conseguenza, l’approvazione dell’operazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovrebbe implicare anche il trasferimento della concessione. Il tema ha rilevanza anche economica, in quanto, quelle che andrebbero all’asta "sarebbero le quote di una società che possiede un’azienda priva di concessione di gioco, il che restringerebbe la possibile partecipazione all’asta solamente ai pochissimi (meno di 10) concessionari esistenti", rischiando di generare un danno erariale.
Altro nodo riguarda il diniego alla rateizzazione del debito da parte di Adm, ritenuto ingiustificato anche alla luce di trattamenti diversi riservati ad altri operatori. Secondo Corallo, questa scelta potrebbe portare alla vendita della società “a un prezzo vile”, con conseguenze negative per le finanze pubbliche.
Infine, viene segnalata una criticità sul fronte contabile: la società, pur dissequestrata, non dispone della documentazione necessaria per depositare i bilanci nel Regno Unito, con il rischio di cancellazione da parte della Companies House e trasferimento degli asset alla Corona britannica.
FRP/Agipro
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