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Ultimo aggiornamento il 18/10/2018 alle ore 20:47

Attualità e Politica

26/07/2018 | 08:51

Decreto Dignità, Castelli (MEF): "Divieto di pubblicità dei giochi, difficile stimare il minor gettito"

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Decreto Dignità Castelli MEF giochi

ROMA - «La stima degli impatti sulla finanza pubblica del divieto totale e assoluto di pubblicità sul gioco legale previsto dalla norma non è semplice, in quanto gli investimenti pubblicitari vengono effettuati dai concessionari, mentre l'Agenzia delle dogane e dei monopoli non promuove il gioco legale in alcuna forma; inoltre va tenuto presente che in nessun Paese comunitario vige analogo divieto ed è la prima volta che il divieto, in forma così completa e assoluta, viene introdotto nel nostro Paese». Lo ha detto il sottosegretario all'Economia Laura Castelli, intervenendo in Commissione Bilancio, a proposito delle norme contenute nel decreto Dignità.
Le precedenti limitazioni alla pubblicità, introdotte dal decreto Balduzzi e dalla legge di Bilancio 2016 «non hanno prodotto effetti significativi di riduzione delle entrate», ma comunque questi «provvedimenti legislativi non erano paragonabili con quello in esame, in quanto ponevano limitazioni alla pubblicità sulle reti generaliste, dove comunque la pubblicità poteva essere effettuata prima delle ore 7 e dopo le ore 22, e che nessuna limitazione era prevista per le reti a pagamento, dove tra l'altro vengono trasmesse in esclusiva le partite di calcio. Non era inoltre prevista alcuna limitazione per i quotidiani e la carta stampata, per la pubblicità visiva, cosiddetta cartellonistica, e per la sponsorizzazione di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi nonché per tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale». 

«Non è stato possibile stimare il minor gettito erariale sulla base di precedenti esperienze e nella relazione tecnica si è quindi proceduto a una "stima presuntiva" dei probabili effetti negativi in termine di vendita dei prodotti» e «il riferimento ai mancati investimenti da parte dei concessionari rappresenta soltanto una "controprova" della stima presuntivamente determinata», ha proseguito Castelli. «Nella peggiore delle ipotesi, gli investimenti pubblicitari, per coloro che li effettuano, danno un ritorno in termini di ricavi almeno pari all'investimento fatto. Poiché è stato verificato che ogni euro di ricavo – aggio – corrisponde, mediamente, ad un introito erariale tre volte superiore, il risultato che si ottiene è quello scaturente dalla predetta stima presuntiva». Infine, chiarisce che «l'utilizzo, con finalità di copertura, del Prelievo erariale unico, è avvenuto in linea con le stime contenute nella relazione tecnica sul maggior gettito rinveniente dalle modifiche normative previste dal decreto-legge».
MSC/Agipro

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