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Ultimo aggiornamento il 06/12/2021 alle ore 19:02

Attualità e Politica

21/10/2021 | 11:11

Divieto di pubblicità, Tar Lazio: un link promuoveva il gioco, confermata sanzione di 50mila euro per una testata online

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Divieto di pubblicità Tar Lazio: un link promuoveva il gioco confermata sanzione di 50mila euro per una testata online

ROMA -  Il Tar Lazio conferma il divieto di pubblicità e di incentivi al gioco introdotti con il decreto Dignità del 2018. Si conclude così la contesa aperta davanti al tribunale amministrativo dal quotidiano online "Il Giunco", finito nel mirino dell'Agcom per la violazione della norma. Con una delibera dello scorso febbraio, l'Autorità aveva comminato alla testata una sanzione di 50mila euro - il minimo stabilito dal decreto - per aver pubblicato sul sito «un apposito collegamento ipertestuale alla pagina web» a un portale dedicato ai casinò online. 

Tale collegamento era stato ritenuto «un'attività promozionale del gioco a pagamento». Il Tar, respingendo il ricorso della testata, conferma che la sua condotta «rientra nell’ipotesi vietata di pubblicità indiretta», poichè il link pubblicato sul giornale online non rientrava tra le comunicazioni «di mero carattere informativo», consentite dal Decreto. «La condotta tenuta dalla ricorrente - proseguono i giudici -  ha concretizzato una comunicazione promozionale del gioco con vincite di denaro, solo apparentemente di tipo informativo, realizzata con modalità tali che la scelta del consumatore/giocatore è indirizzata, se non stimolata, al consumo del gioco d’azzardo».

Il Collegio ritiene appropriata anche la determinazione della sanzione che, «per quanto severa, non appare irragionevole». La scelta del legislatore di vietare la pubblicità del gioco «risponde ragionevolmente all’esigenza di garantire una tutela maggiormente efficace al consumatore, inteso come soggetto debole» e la soglia dei 50mila euro è «inestricabilmente connessa allo scopo di fissare una soglia minima funzionale a evitare il radicale svilimento della capacità deterrente della norma».

Foto Credits George Hodan CC0 1.0

LL/Agipro

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