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Ultimo aggiornamento il 11/12/2018 alle ore 08:00

Attualità e Politica

20/09/2018 | 09:28

Divieto pubblicità, Peano (avv. Gaming): "Misura avvantaggia operatori illegali e danneggia investimenti in Italia"

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Divieto pubblicità Peano Gaming

ROMA - Il tema del divieto della pubblicità del gioco è approdato anche all’International Association of Gambling regulators in corso a Copenaghen. Il blocco - oltre che in Italia - già esiste alle Mauritius, a Singapore, a Macao, in una regione dell’Australia ed in Giappone. Ad intervenire sul divieto della pubblicità e delle sponsorizzazioni adottato in Italia è stata Valerie Peano, avvocato esperta di Gaming. «Il divieto introdotto si inserisce in un quadro di normative stringenti e principi di autodisciplina evidentemente non rigorosamente applicati e dalla mancata attuazione dei principi della raccomandazione europea del 2014 sulla protezione dei consumatori nel gioco online, pur sancita dalla legge di stabilità del 2016 con un decreto ministeriale mai adottato». 

Ma un divieto non è la strada giusta, suggerisce Peano: «E’ di difficile applicazione nei confronti di quegli operatori privi di concessione per l’offerta di gioco a distanza in Italia. Oggi i siti di offerta di gioco oscurati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono oltre 7000, a quanto ammonteranno i siti di pubblicità e di comunicazione commerciale dei medesimi operatori? Di fatto la legge introduce un vantaggio competitivo nei confronti degli operatori legali, specialmente quelli che hanno partecipato all'ultimo bando indetto dall’Agenzia (ancora in corso) e che non potranno più promuovere i loro servizi se non sul proprio sito internet». Il rischio - secondo Valérie Peano - è di compromettere quanto conquistato nell’ultimo decennio con una graduale legalizzazione e regolamentazione delle attività di gioco consentendo una effettiva canalizzazione della domanda di gioco in circuiti legali. Senza citare poi lo spostamento degli investimenti di sponsorizzazione - fino ad ora svolti in Italia - all’estero: «Sarebbe stato certamente più opportuna una soluzione anche di divieto parziale, che contemperasse un serio bilanciamento delle problematiche sociali e di mercato basato su ricerche e studi scientifici», ha concluso il legale. 
NT/Agipro

 

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