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Ultimo aggiornamento il 20/11/2018 alle ore 18:03

Attualità e Politica

30/06/2018 | 19:31

Divieto pubblicità giochi, Lindahl (Leovegas): “Di Maio convochi un tavolo di lavoro con gli operatori per trovare soluzioni concrete”

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Divieto pubblicità giochi Lindahl Leovegas Di Maio

ROMA - «Senza possibilità di fare pubblicità e sponsorizzazioni, cambierebbe un elemento centrale dei termini della concessione rendendo impossibile lo svolgimento dell’attività a società serie e controllate, visto che la pubblicità è il principale vantaggio degli operatori con licenza rispetto a quelli non autorizzati». E’ quanto si legge nella controrisposta che da Niklas Lindahl, Managing Director Italy di LeoVegas Gaming, al vice premier Luigi Di Maio, in merito al divieto per le pubblicità di gioco che verrebbe introdotto nel Decreto Dignità, nella lettera si rinnova l’invito «ad incontrarci in un tavolo di lavoro, per trovare insieme delle regolamentazioni concrete e sostenibili, in grado di proteggere realmente i consumatori anche dai rischi che tale Decreto potrebbe creare».

Secondo Lindahl il divieto pubblicitario non servirà «a combattere le dipendenze. Come dimostra proprio il caso del fumo che lei ha citato. Le dipendenze, Onorevole Ministro, non si combattono con il divieto pubblicitario, almeno così ci dicono gli oltre 10 milioni di italiani che continuano a fumare. Una cifra spaventosa, purtroppo». Il manager ribadisce inoltre come un divieto agli operatori autorizzati «darebbe il via libera a chi non ha vincoli e potrebbe continuare a offrire giochi e a proporre pubblicità – come già accade ampiamente oggi – vista l’impossibilità di eseguire contestazioni all’estero. Tutto questo senza pagare imposte allo Stato e con l’ulteriore beffa che gli italiani sarebbero comunque esposti a forme di pubblicità, ma incontrollate». Lindahl condivide però con Di Maio una affermazione: «il peso pubblicitario è eccessivo. Aggiungo anche che alcune pubblicità lanciano messaggi ingannevoli - dice ancora - Ed è qui che dovremmo intervenire, non vietando tutte le pubblicità, ma limitando i messaggi e regolamentando meglio le comunicazioni al pubblico. Come fatto in Inghilterra». Infine il dirigente di Leovegas ribadisce che «non ci sono dati ufficiali sulla spesa sanitaria per la cura del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico)» su cui basare affermazioni relative al rapporto costi benefici per il bilancio dello Stato.

«So che il vostro movimento ha avuto successo proprio grazie all’ascolto delle esigenze e delle problematiche dei cittadini - conclude la nota - Un confronto democratico è alla base della convivenza civile e della politica, per cui la invito ad incontrarci e ad ascoltare anche il nostro punto di vista, che rappresenta oltre 100.000 lavoratori, il cui indotto è di molto maggiore coinvolgendo anche il Calcio e i Media che dalla nostra pubblicità ottengono una sostenibilità economica di rilievo. Credo che coinvolgere nel dibattito e ascoltare i professionisti del settore sarebbe una scelta saggia e democratica, utile a trovare le soluzioni migliori per tutti, al fine di raggiungere l’obiettivo comune della battaglia alla ludopatia. Ritengo, come lei, che le slot machine fisiche rappresentino un vero problema nello sviluppo della ludopatia e vanno ostacolate, diversamente dai giochi a distanza che non presentano gli stessi pericoli e non raccolgono nemmeno lontanamente le spese fatte dai consumatori sulle slot machine fisiche. Riconosco il suo intento sincero per la tutela della salute degli italiani e lo condivido, ma troviamo un modo per renderlo veramente efficace e sostenibile, facendo i dovuti distinguo nel comparto giochi».
RED/Agipro

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