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Ultimo aggiornamento il 03/12/2021 alle ore 19:05

Attualità e Politica

28/10/2021 | 12:08

Divieto pubblicità giochi, Tar Lazio accoglie il ricorso di Google e annulla la multa Agcom: servizio di hosting "forzato", la società non è responsabile

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Divieto pubblicità giochi Tar Lazio accoglie il ricorso di Google e annulla la multa Agcom servizio di hosting orzato la società non è responsabile

ROMA - Il Tar Lazio ha annullato la sanzione di 100mila euro disposta nei confronti di Google dall'Agcom per la violazione del divieto di pubblicità dei giochi. La decisione arriva oggi con la sentenza della sezione Terza ter che ha accolto il ricorso presentato da Google Ireland, la società irlandese del gruppo. L'azienda era finita sotto indagine per la violazione della normativa sul divieto di pubblicità previsto dal Decreto dignità. In particolare, l'Autorità aveva rilevato che Google Ireland, titolare del servizio Google Ads, aveva consentito «attraverso il servizio di posizionamento pubblicitario online, la diffusione, dietro pagamento, di link che indirizzano verso determinati siti, in violazione delle norme di contrasto al disturbo da gioco».
Secondo il Tar «la mera valorizzazione» del messaggio illecito non è sufficiente «a fondare, nel caso di specie, la responsabilità del gestore della piattaforma per la violazione del Decreto dignità». Come più volte ricordato dalla Corte di Giustizia Europea, Google Ads è un servizio di hosting e «pur non potendosi affermare la totale estraneità del gestore» rispetto ai contenuti che diffonde, «è incontestato che l’attività abbia natura automatizzata» e quindi non comporta «la manipolazione dei messaggi». In tali circostanze viene quindi a mancare «il “ruolo attivo” sul quale si fonda la responsabilità del gestore». In questo caso, poi, il sistema messo a punto da Google per bloccare i messaggi con contenuto illecito «è stato occasionalmente forzato tramite una tecnica fraudolenta»; in ogni caso la società «ha provveduto, non appena venuta a conoscenza della violazione, a bloccare l’account di provenienza del messaggio illecito, che è stato subito rimosso». Di conseguenza, concludono i giudici, la sanzione dell'Agcom è illegittima, perché ha ritenuto «che l’assunzione di responsabilità da parte del gestore derivi dalla mera “stipulazione del contratto” con l’inserzionista».
LL/Agipro

 

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