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Ultimo aggiornamento il 04/12/2020 alle ore 19:01

Attualità e Politica

06/11/2020 | 11:10

Dpcm, De Bertoldi (Fratelli d'Italia): "Stop a sale giochi senza logica, ristori necessari per tutta la filiera"

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Dpcm De Bertoldi Fratelli d'Italia sale giochi

ROMA - La decisione del Governo di chiudere sale giochi e scommesse con il dpcm del 24 ottobre, a cui si è aggiunto il dpcm del 3 novembre che stacca la spina anche ai corner e alle slot nei bar «è vergognosa, senza logica e senza strategia». Lo ha detto ad Agipronews il senatore Andrea De Bertoldi (Fratelli d'Italia) «Al di là di quello che possiamo pensare sul gioco, il dpcm deve rispondere a un'emergenza sanitaria. Se c'è un luogo in cui l'aggregazione sociale è scongiurata, e quindi il pericolo non esiste, sono le sale giochi: la distanza di sicurezza tra le macchine è garantita e i giocatori tendono a stare da soli». Il Governo «ignora che la filiera del gioco, dalla produzione delle macchine alla distribuzione e alla gestione, è costituita da migliaia di persone» e «non si rende neanche conto dei danni che sta facendo»: con questa decisione, «stanno mandando a casa migliaia di dipendenti in modo ignobile e vergognoso. E' l'ennesima dimostrazione che il Governo non sa ragionare in termini oggettivi e imprenditoriali, ma semplicemente agisce per slogan. Con gli slogan non si va da nessuna parte», ha spiegato. 

I contributi a fondo perduto del Decreto Ristoro, che prevede il 200% per sale giochi, bingo e scommesse, potrebbero non essere sufficienti a garantire la sopravvivenza delle aziende. «Già parlare di un contributo del 200% è fuorviante. Di fatto, si tratta di cifre che sono a malapena adatte a coprire i mancati ricavi: i costi fissi - che rappresentano il 70% delle spese per un'attività - restano scoperti. Un'azienda che si trova a dover sostenere delle spese fisse, senza poter lavorare, non può reggere», spiega. «Sicuramente presenteremo degli emendamenti per correggere questa situazione, almeno per cercare di ricomprendere tutta la filiera del gioco» nei contributi, perchè «non si può semplicemente parlare di codici Ateco e di quelle attività che hanno subìto limitazioni: dietro quelle aziende che devono abbassare la saracinesca, c'è tutta una filiera fatta di fornitori, consulenti, professionisti che non sono stati considerati».
MSC/Agipro

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