Agipronews

Hai dimenticato la password?

Ultimo aggiornamento il 18/04/2024 alle ore 08:30

Attualità e Politica

02/03/2023 | 13:41

Emilia Romagna, Consiglio di Stato contro l'Unione Comuni del Sorbara: illegittima la chiusura di una sala scommesse durante lo stato di pandemia

facebook twitter pinterest
Emilia Romagna Consiglio di Stato contro l'Unione Comuni del Sorbara: illegittima la chiusura di una sala scommesse durante lo stato di pandemia

ROMA - Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar Emilia su una sala scommesse di Castelfranco Emilia (MO), per la quale l'Unione Comuni del Sorbara aveva disposto lo stop dell'attività per l'eccessiva vicinanza a una chiesa, in contrasto con il "distanziometro" previsto dalla legge regionale contro la ludopatia. L'Unione aveva adottato il provvedimento dopo aver intimato al gestore della sala la delocalizzazione dell'attività - rappresentata dagli avvocati Luca Giacobbe e Matilde Tariciotti - pena la chiusura; la decisione era tuttavia arrivata nella fase di lockdown, che aveva imposto la chiusura delle attività delle sale. È proprio sul delicato periodo di emergenza che si concentra la sentenza pubblicata oggi, che risolve una parte del contenzioso.
In particolare, Palazzo Spada rivede l'interpretazione sul decreto Cura Italia, che aveva previsto una proroga delle licenze in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della fine dello stato di emergenza. In primo grado il Tar aveva escluso che tale norma potesse essere applicata al caso di Castelfranco Emilia; secondo il Consiglio di Stato, invece, lo scopo del Cura Italia era quello «di congelare qualunque termine venisse a scadere in un periodo in cui per l’emergenza pandemica le attività economiche erano ferme o comunque soggette a provvedimenti che ne limitavano notevolmente la portata, cosicché non poteva venire meno nessun titolo autorizzatorio finché vigeva lo stato di emergenza e anche dopo la cessazione di tale stato si assegnava un ulteriore termine di novanta giorni per dare corso alle ordinarie procedure amministrative». In sostanza «non poteva intimarsi la delocalizzazione entro un termine a pena di chiusura alla sala giochi che si trovava a meno di 500 metri da una chiesa durante lo stato di pandemia con l’attività ferma e, quindi, nella momentanea impossibilità di correre il rischio di favorire la ludopatia». Il Collegio sottolinea anche «l’estrema difficoltà di muoversi sul mercato alla ricerca di una nuova sede che rispetti le distanze» in un periodo in cui la maggior parte delle attività erano chiuse, e la complicata valutazione delle prospettive economiche, «perché non si era in grado di stabilire quando lo stato di emergenza sarebbe cessato».
Rimane invece aperta la valutazione sull'applicazione del distanziometro a Castelfranco Emilia. In particolare «è necessario verificare quali sono le parti del territorio verso cui sia possibile, in astratto, effettuare la delocalizzazione, per poi valutare la concreta possibilità (anche commerciale) di installarvi una sala giochi, tenendo conto anche delle limitazioni che dovessero derivare dallo strumento urbanistico». Per questo i giudici hanno disposto una perizia tecnica, affidata al geometra Andrea Falai di Livorno. La relazione finale dovrà essere depositata entro il 10 ottobre, dopodiché i giudici fisseranno una nuova udienza per decidere definitivamente sulla questione.
RED/Agipro

Foto credits Geobia/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0

Breaking news

Ti potrebbe interessare...

x

AGIPRONEWS APP
Gratis - su Google Play
Scarica

chiudi Agipronews
Accesso riservato

Per leggere questa notizia occorre essere abbonati.
Per info e costi scrivere a:

amministrazione@agipro.it

Sei già abbonato?
Effettua il login inserendo username e password