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Ultimo aggiornamento il 18/11/2018 alle ore 08:50

Attualità e Politica

31/01/2018 | 13:18

Giochi, proroga onerosa e business in discesa: 4000 diritti per corner ippici “restituiti” ai Monopoli di Stato

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GIOCHI PROROGA ONEROSA CORNER

ROMA - Circa quattromila diritti per l’apertura di corner ippici “restituiti” all’Agenzia delle Dogane perché non più convenienti per gli operatori. Secondo quanto apprende Agipronews, sarebbe questo il numero di autorizzazioni per l’apertura di altrettanti punti vendita a cui i principali bookmaker italiani hanno rinunciato, in vista della scadenza di oggi, ultimo giorno per richiedere all’Amministrazione la proroga dell’attività: non è stato quindi sufficiente un portafoglio giochi composto dalle corse dell’ippica nazionale, dai “vecchi” e obsoleti concorsi a pronostico (Totocalcio e Totogol) e dalle scommesse sportive al totalizzatore (ben diverse da quelle attraenti e ricchissime a quota fissa) per convincere i concessionari a proseguire l’attività. Peraltro, soltanto 1500 dei 4000 corner ippici restituiti erano ancora attivi: circa 2500 erano già nello stato di “sospensione” dall’attività, che ora si trasformerà in rinuncia definitiva, e non erano stati per questo inseriti nella relazione tecnica del Governo.

Secondo la legge di Bilancio 2018, ogni corner ippico può essere prorogato di un anno (fino a dicembre) a fronte del versamento di 3500 euro: una quota evidentemente troppo onerosa per incassi che, nella rete dei corner ippici, non superano le poche decine di milioni di euro. Alla base della crisi di questa speciale tipologia di punti vendita  – generalmente dislocati in bar o tabacchi e assegnati nel 2006 - è stato in primo luogo il drastico calo della raccolta dei giochi su base ippica, passati dai 3 miliardi del 2006 ai 600 milioni del 2016. Inoltre, i corner hanno subito la concorrenza dei negozi di scommesse, all’interno dei quali si trovano le giocate sull’ippica ma anche tutti gli altri prodotti di maggior successo presso gli scommettitori: quota fissa sportiva, terminali per gioco “virtuale”, slot e Videolotteries negli ambienti dedicati. Ad aggravare un quadro già complesso, sono infine arrivate le norme regionali che rendono sempre più incerto il futuro della rete di raccolta di giochi pubblici: gli operatori italiani – che avevano chiesto al Governo di inserire in Legge di Bilancio un onere di proroga ridotto per i corner (tra 500 e 1000 euro) – cominciano così a ridurre la propria rete commerciale, in questo anticipando il senso dell’intesa siglata tra Governo e enti locali a settembre, che prevede un progressivo “taglio” dei punti vendita. 

NT/Agipro

 

 

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