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Ultimo aggiornamento il 26/09/2022 alle ore 20:35

Attualità e Politica

22/04/2022 | 13:02

Giochi, Adm: schede clonate in 32 apparecchi, sequestri in provincia Cosenza

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Giochi Adm: schede clonate in 32 apparecchi sequestri in provincia Cosenza

ROMA – Nei giorni scorsi, finanzieri del Comando Provinciale Cosenza, funzionari dell’Ufficio dei Monopoli per la Calabria e del gruppo CP Operazioni della Direzione Generale dell’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli (ADM), coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, hanno sequestrato 32 apparecchi da gioco muniti di scheda clonata e oltre 16 mila euro, ritenuti frutto dell’illecita attività di frode informatica.
Per tale ipotesi di reato, si legge in una nota Adm, risulta indagato l’amministratore/legale rappresentante di una società di Castrovillari (CS), dedita alla gestione/noleggio di tali apparecchi da divertimento presso vari esercizi commerciali della provincia di Cosenza ed in Lombardia, Campania e Basilicata.
L'operazione è partita dalla segnalazione di una società specializzata nella manutenzione di smart card di videogiochi in merito alla presenza di una scheda palesemente alterata, inviata per la riparazione dal gestore di Castrovillari.
A seguito di ulteriori approfondimenti e riscontri eseguiti dalle Fiamme Gialle e dai funzionari ADM, la Procura della Repubblica di Catanzaro, competente sui reati informatici, ha disposto perquisizioni sia presso il magazzino del gestore castrovillarese che presso gli esercizi commerciali ove erano installati i congegni da gioco.
All’esito delle perquisizioni, è stato accertato che 32 apparecchi su 87 erano irregolari, in quanto muniti di una doppia scheda da gioco, abilmente occultata in apposito doppio fondo, che permetteva di eludere il conteggio delle giocate ed evadere il preu.
È stata inoltre accertata la presenza di una doppia scheda (cosiddetto clone) permetteva di inoltrare solo dati parziali e, di conseguenza, veniva dichiarato meno del dovuto, al fine di evadere le imposte. L’ipotesi investigativa è dunque che sia stata realizzata una frode informatica. Il procedimento pende nella fase delle indagini preliminari.
RED/Agipro

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