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Ultimo aggiornamento il 25/10/2020 alle ore 10:56

Attualità e Politica

10/04/2020 | 13:25

Giochi, Agisco difende la filiera: “La rete legale a presidio del territorio, dati fuorvianti su consumi pro capite”

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Giochi Agisco filiera

ROMA - «Gli operatori che lavorano nel comparto dei giochi hanno partecipato a gare pubbliche, fornito garanzie e aperto dei negozi, pagano dipendenti, utenze, fornitori e tasse. Applaudire alla chiusura di un comparto produttivo è indegno, qualunque sia il credo dietro le proprie spalle». Agisco, associazione che rappresenta i gestori di punti vendita scommesse, risponde così alle polemiche degli ultimi giorni, sollevate da chi ritiene che il lockdown dell’industria farà risparmiare agli italiani almeno 5 miliardi e mezzo di euro al mese, 1 miliardo e 260 milioni alla settimana, 180 milioni al giorno.  I dati diffusi, sottolinea una nota del presidente Francesco Ginestra, sono chiaramente errati e fuorvianti: invece di 1830 euro annui a testa, i consumi da gioco ammontano nella realtà a meno di 50 centesimi al giorno pro capite. «La spesa reale degli italiani è di circa 19 miliardi, il che comporta che i soldi giocati in realtà sarebbero 316 euro a testa. Se togliessimo i minorenni (che per legge non possono giocare) e gli ultranovantenni (che avranno di meglio da fare), si arriverebbe a meno di 50 centesimi al giorno di spesa. Come più volte ribadito, i 110 miliardi sono il “giro d’affari” creato da quanto speso, da quanto prelevato dallo Stato, da quanto resta alla filiera e da quello che torna come vincite nelle tasche dei giocatori». Dietro questo giro d’affari – sottolinea Agisco- ci sono donne, uomini, famiglie che operano per conto dello Stato, contribuendo con la propria attività affinché la passione degli italiani per il gioco «non torni nelle mani della criminalità organizzata, dov’era prima che lo Stato affrontasse la situazione creando una rete controllata in ogni punto della filiera», con regole stringenti in materia di antimafia, antiriciclaggio, tutela della privacy e dalla salute pubblica. Una rete, insomma, composta a centinaia di migliaia di lavoratori che «pagano le tasse, fanno girare l’economia, affiancano il giocatore, tutelandolo».

N/T/Agipro

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