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Ultimo aggiornamento il 15/11/2018 alle ore 20:37

Attualità e Politica

08/11/2018 | 17:21

Giochi in Emilia Romagna, Marcotti (Federbingo): “Sospendere legge regionale in attesa del riordino previsto da decreto Dignità”

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Giochi Emilia Romagna Marcotti (Federbingo

ROMA – Sospendere la legge regionale dell’Emilia Romagna in attesa di un riordino nazionale, anche per evitare che a contenziosi e confusione si aggiungano danni all’occupazione, agli introiti statali e all’ordine pubblico, con il ritorno dell’illegalità. E’ quanto auspica Italo Marcotti, presidente di Federbingo, che commenta ad Agipronews gli effetti della norma e la presunta proroga al 2022 dei limiti previsti dalla legge regionale, smentita ieri dalla stessa Giunta.

«La legge sul gioco dell’Emilia Romagna nasce così, non è stata oggetto di modifiche o deroghe, e di fatto si sovrappone al decreto Dignità. Il settore chiede che la norma regionale recepisca la delega che il Governo si è dato al fine di evitare sovrapposizioni che andrebbero a determinare delle incongruenze. Sarebbe più razionale il riordino del settore prima di prendere altri provvedimenti di natura amministrativa», dice Marcotti, che rileva come la legge sia «piena di anomalie, dalla retroattività alla chiusura delle sale dedicate prima e degli esercizi generalisti poi. E non solo. Questa norma doveva entrare in funzione a dicembre 2017, siamo a ottobre 2018 e oltre il 50% dei Comuni emiliano-romagnoli non l'ha ancora applicata. Alcuni Comuni hanno fatto solo la mappatura, altri devono modificarla, altri hanno utilizzato il criterio della linea d'aria e del non percorso pedonale. Alcuni Comuni – ha proseguito ancora Marcotti - sono andati in autotutela per non applicarla, perché si sono resi conto che si tratta di una legge che ha delle enormi lacune e che può aprire un fronte di contenzioso feroce concessionario-Comune».

Di fatto le disposizioni sono al limite della applicabilità, dice ancora Marcotti, che sottolinea come inoltre gli effetti negativi includeranno «disoccupazione, perdita di gettito erariale, ritorno del gioco illegale, a fronte di benefici non certificati. Il principio è assolutamente corretto – ha concluso Marcotti - ma ci sono delle modalità di applicazione che non possono essere assolutamente congrue con quello che è il mondo reale: non si può pensare che attività generaliste che da 20 anni vivono grazie alle entrate del gioco legale, da oggi a domani possano farne a meno».

PG/Agipro

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