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Ultimo aggiornamento il 25/02/2021 alle ore 20:50

Attualità e Politica

28/01/2021 | 12:22

Giochi, Gioacchini (vicepres. As.tro): "Riapertura non sarà ritorno alla normalità, leggi regionali ostacolano le imprese"

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ROMA - «I problemi connessi alle attuali restrizioni o all’insufficienza dei ristori non esauriscono il ventaglio delle problematiche di medio-lungo periodo che riguardano il settore giochi e che continueranno a riguardarlo», anche «in assenza di un cambio di rotta verso la “normalità”». Lo ha detto il vicepresidente dell'associazione dei gestori As.tro, Paolo Gioacchini. «Quello che può accadere a un imprenditore del gioco dove ci sono legge regionali che inibiscono l’attività di gioco legale con effetti retroattivi (le cui devastanti conseguenze sono già visibili o imminenti), è qualcosa di molto lontano dal poter essere definito “normale”», anzi, «si tratta di un vero e proprio incubo», spiega. «Rimettere in moto, con sacrifici enormi, l’attività dopo quasi un anno di fermo completo per motivi legati alla salute dei cittadini (c’è una pandemia in corso, reale e pericolosa, di cui siamo pienamente consapevoli), per poi magari dover richiudere immediatamente, per effetto di una legge regionale che stabilisce la chiusura delle attività di gioco  – o per effetto di ordinanze comunali che impongono restrizioni orarie insostenibili per qualsiasi attività commerciale – e dover licenziare i propri dipendenti, è un qualcosa che proietta in un terrificante scenario che nulla ha a che vedere con ciò che potrebbe “normalmente” accadere in uno Stato a impronta liberal-democratica». 
Lontana dall'idea di normalità anche «il sentirci raffigurati come un’accolita di loschi figuri impegnati a gestire i propri affari nel favore delle tenebre e all’interno di spazi reconditi, l’essere accusati di essere burattini della criminalità organizzata», quando invece «la stragrande maggioranza degli operatori fa tutto il possibile per arginare quelle poche sacche di illegalità che possono riguardare il nostro settore come tutti i settori industriali del Paese. Su questo argomento si sconfina addirittura nel paradosso, visto che sono proprio gli operatori illegali (attraverso pratiche di vera e propria concorrenza sleale, attuata operando in sfregio delle regole e sfuggendo all’imposizione fiscale) che stanno approfittando degli spazi lasciati liberi dalle politiche mirate alla soppressione del gioco legale», spiega Gioacchini.
«Per riuscire a percorrere con successo la strada, al termine della quale potremmo finalmente essere percepiti e, d’altro verso, percepire noi stessi come imprenditori e lavoratori “normali”, abbiamo quindi bisogno del contributo di chi, con competenza e onestà intellettuale, è in grado di osservare la realtà con occhi scevri da pregiudizi», conclude.
RED/Agipro

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