Attualità e Politica
21/04/2026 | 12:30
21/04/2026 | 12:30
ROMA - Un’altra puntata nella complessa vicenda di Global Starnet. In una dettagliata nota diffusa alla stampa, gli amministratori di Global Starnet Srl rispondono all’azionista Francesco Corallo, amministratore di Global Starnet Ltd, che qualche giorno fa aveva espresso critiche all’operato del management. Il comunicato ricostruisce passo dopo passo le vicende recenti e ribadisce che tutte le operazioni condotte (sequestro, gestione, conferimento, pignoramento) sono state legittime, trasparenti e orientate alla tutela dell’interesse pubblico e del credito dello Stato, sottolineando che tutte le attività sono state debitamente rendicontate dagli organi in carica ed approvate dall’Autorità Giudiziaria. La concessione – riporta la nota - è stata “prorogata ed allineata a quella degli altri concessionari, in attesa che sia bandita una nuova procedura di affidamento”, grazie ad un accordo raggiunto dagli Amministratori Giudiziari ed approvato dall’Autorità Giudiziaria “nell’interesse di tutte le parti (anche del sig. Corallo)”.
La vicenda - Esiste un debito definitivo di circa 400 milioni di euro derivante dalla sentenza n. 68/2015 della Corte dei Conti. Tutti i tentativi di impugnazione sono stati respinti o dichiarati inammissibili e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha quindi proceduto al pignoramento delle quote di Global Starnet Srl. La società è stata sottoposta a sequestro penale e, con sentenza del 30 aprile 2024 del Tribunale di Roma, a confisca di primo grado. La confisca è collegata alla condanna per riciclaggio (8 anni) di un collaboratore di Corallo, tutti i tentativi di modificare il regime di custodia sono falliti.
Gestione giudiziaria e risultati economici - Nel periodo 2018–2025, sotto amministrazione giudiziaria, la società ha versato allo Stato circa 4,6 miliardi di euro di PREU e circa 400 milioni di euro di canoni e imposte sulle vincite, per un totale di circa 5 miliardi di euro. Tutte le spese e le attività sono state rendicontate e approvate dall’autorità giudiziaria. La gestione ha preservato il valore aziendale (circa 170 posti di lavoro) e l’intera filiera. Secondo la nota, l’azionista Corallo “omette queste informazioni quando si rivolge a istituzioni pubbliche (il riferimento sembra anche ai parlamentari Pd Vaccari e Merola, che nei giorni scorsi avevano presentato un’interrogazione al Mef su Global Starnet, ndr). Le sue iniziative giudiziarie e richieste economiche sono state tutte respinte”. Le richieste di restituzione sono considerate infondate, anche perché incompatibili con la confisca (che, se confermata, comporterebbe il passaggio dell’azienda allo Stato).
La struttura societaria - La costituzione di Global Starnet Srl è ritenuta legittima e necessaria per evitare la dispersione del valore aziendale. Non si tratta di un’operazione “distrattiva”, bensì di uno strumento per garantire la continuità operativa. L’azienda sequestrata è stata conferita in una nuova società (newco) con un capitale di circa 70,6 milioni di euro. L’operazione – spiegano gli amministratori - era necessaria per partecipare a gare pubbliche (gioco online), riservate a società di capitali con sede nello Spazio Economico Europeo. Global Starnet Ltd (UK) non poteva partecipare perché era fuori dall'UE e per i debiti e le condanne pregresse. “Anche se la gara non è stata poi svolta, la scelta era giustificata ex ante per garantire future opportunità”.
Assenza di irregolarità – Non vi è stata distrazione di beni né intenzione di svalutare l’azienda. La separazione tra debiti antecedenti e successivi al sequestro è normale nelle procedure concorsuali (Codice Antimafia), mentre le accuse rivolte ad amministratori e professionisti sono ritenute “infondate e diffamatorie”. Guardando al futuro, “La strada della custodia delle quote e della loro vendita, garantendo medio tempore la sicurezza degli incassi del PREU, appare anche ad occhi inesperti la più prudente e rispettosa delle esigenze erariali. La stima da parte di un esperto nominato dal Tribunale consentirà di determinare il prezzo di vendita corretto in un regime concorrenziale”.
I rapporti con la società inglese – La nota stampa conclude che “La società italiana non è obbligata a trasmettere tutta la contabilità alla controllante estera. Ha sempre fornito i dati necessari (rendiconti), mai contestati. La mancata approvazione dei bilanci della società inglese è responsabilità dei suoi amministratori. L’eventuale rischio di devoluzione dei beni alla Corona britannica, in ogni caso, riguarda solo beni nel Regno Unito”.
NT/Agipro
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