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Ultimo aggiornamento il 06/05/2021 alle ore 18:35

Attualità e Politica

19/04/2021 | 10:15

Giochi in lockdown, operatori tra debiti e nodo ristori: alle imprese versato solo il 2% del fatturato perso nel 2020, appello al Mef per la sospensione delle tasse

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Giochi in lockdown operatori tra debiti e nodo ristori alle imprese versato solo il 2 del fatturato perso nel 2020 appello al Mef per la sospensione delle tasse

ROMA - I ristori non hanno mai superato il 5% delle perdite di fatturato, e la percentuale si è  ulteriormente abbassata con il prolungamento delle chiusure. Il bilancio del settore giochi dopo oltre cinque mesi consecutivi di lockdown è pesantissimo, tra l'incertezza totale sulla riapertura e aiuti economici che gli operatori definiscono «di entità risibile». Già a fine 2020 il quadro appariva cupo: dopo gli interventi del governo Conte, il contributo erogato per compensare le perdite medie della rete fisica si fermava al 5% dei ricavi non maturati tra il primo periodo di lockdown (da marzo a giugno 2020) e il secondo stop delle attività, iniziato a fine ottobre. La situazione si è complicata ancora di più nel primo trimestre 2021, a causa dei nuovi interventi governativi che hanno prolungato la chiusura di sale giochi, scommesse e bingo, a oggi ancora ferme.

A questo punto, spiegano gli operatori, il rapporto tra perdita dei ricavi e risorse arrivate dallo Stato è sceso «ampiamente sotto il 5%», ed è in ulteriore calo nonostante l'approvazione del decreto Sostegno. Qualche giorno fa era stato Massimiliano Pucci, presidente dell'associazione As.tro, a dare un'indicazione più precisa, spiegando che l'ultimo decreto del Governo copre solo il 2-3% delle perdite di fatturato subite lo scorso anno. «Un’impresa che nel 2019 aveva avuto un fatturato di 1 milione di euro, sceso nel 2020 a 400mila euro (quindi con una perdita media mensile di fatturato pari a 50mila euro), riceverà un “sostegno” di 20mila euro, pari al 3,33% del fatturato perso nel 2020. Un’impresa che due anni fa aveva registrato un fatturato di 5 milioni di euro, sceso nel 2020 a 2 milioni di euro (quindi con una perdita media mensile di fatturato pari a 250mila euro), riceverà un “sostegno” di 75mila euro, pari al 2,5% del fatturato perso». Una percentuale che tocca i minimi per le sale bingo, particolarmente penalizzate da costi fissi come canoni di locazione e utenze, per le quali si sfiora l'1%. «Molte piccole e medie imprese che operano nel settore stanno arrivando a un punto di non ritorno», ha detto Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione dei Concessionari del Gioco Pubblico, Acadi. «La mole di debiti accumulata in questo periodo farà sì che molti rischieranno di non riaprire più».

Un riferimento al capitolo altrettanto problematico del pagamento del Preu, il prelievo erariale dovuto dalle imprese di apparecchi da gioco (slot e videolottery), che affianca il nodo ristori. Da settimane gli operatori attendono un intervento legislativo che modifichi la programmazione delle scadenze previste per il quinto bimestre 2020, l'ultimo di attività, e le posticipi alla seconda metà del 2021. «Sono evidenti le ripercussioni di tenuta del settore che sta vivendo una situazione drammatica sia dal punto di vista economico che finanziario», hanno spiegato le principali associazioni di settore in una lettera inviata al Ministero dell'Economia e all'Agenzia Dogane e Monopoli. Su questo punto è intervenuto anche il sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, che ha spiegato come il Ministero sia al lavoro per sospendere le rate del Preu fino al prossimo ottobre.

LL/Agipro

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