Attualità e Politica
07/04/2020 | 10:00
07/04/2020 | 10:00
ROMA - Prima mesi di fibrillazione, tra spericolati aumenti di tassazione e severe restrizioni territoriali; poi il blocco traumatico in seguito all'emergenza sanitaria: per trovare antidoti a quello che probabilmente è il periodo più difficile della sua storia, l'industria dei giochi avrà bisogno di compattezza, scelte lungimiranti e soprattutto di un quadro normativo unitario e coerente. Il Governo, con le misure lenitive previste dal DL Cura Italia (sospensione dei versamenti del Preu, rateizzazione del canone concessorio) ha quanto meno offerto alle imprese di gioco lo stesso sostegno garantito ad altri settori produttivi. Nello stesso tempo, però, è stato obbligato ancora una volta a rinviare, stavolta in forza di una necessità indiscutibile, provvedimenti che il settore attende da troppo tempo.
In primo luogo, slittano di sei mesi i termini previsti per l’indizione delle gare di scommesse, bingo, slot e Vlt. Misura ampiamente prevedibile, visto che la prospettiva di una gara per le scommesse era già messa in forte dubbio dalla perdurante assenza di una legge nazionale di distribuzione dei punti di gioco. Non a caso il Decreto Fiscale approvato a fine 2019 aveva già allungato per l'ennesima volta la vita delle attuali concessioni, prorogate fino al 31 dicembre 2020. Lo stesso decreto fissava il termine per l'indizione del bando di gara al 30 giugno prossimo, ora si dovrà attendere (ammesso che basti) la fine dell'anno. Anche il bingo è in regime di proroga da anni: la gara per 210 concessioni, che doveva essere indetta entro 30 settembre, non vedrà la luce prima del marzo 2021. Più larghi i tempi per slot e Vlt, le cui concessioni scadranno nel 2022: i termini per il bando, fissati al 31 dicembre prossimo, slittano al giugno 2021.
A proposito di slot, si allungano anche i tempi per l'introduzione degli apparecchi da remoto, collegati alla rete statale e accessibili solo con tessera sanitaria. Previsti dalla Legge di Stabilità del 2016, scivolano di anno in anno. Già il recente Decreto Fiscale si era preoccupato di non ancorare la questione a tempi certi: così il termine del 31 dicembre 2019, oltre il quale non potevano essere più concesse nuove autorizzazioni per le slot di vecchia generazione, era sostituito da una formula molto più elastica, che rimandava lo stop «al nono mese successivo alla data di pubblicazione del decreto ministeriale» sulle regole tecniche di produzione. Entro i successivi sei mesi (e non più entro il 31 dicembre 2020) i vecchi apparecchi dovevano essere dismessi. Ora, il DL Cura Italia fa slittare tutto di ulteriori 180 giorni, applicando un limite temporale definito a scadenze piuttosto flessibili.
Ultimo, ma non irrilevante, il caso del Registro Unico degli Operatori di Gioco al quale, a differenza dell'attuale Ries, rivolto solo al settore degli apparecchi, dovrà aderire tutto il comparto. Secondo il Decreto Fiscale doveva entrare in vigore per l'esercizio 2020; il 10 gennaio una nota dei Monopoli precisava che l'iscrizione sarebbe divenuta obbligatoria solo a seguito dell’emanazione del Decreto Ministeriale del Mef con le disposizioni applicative. Il DL Cura Italia rimanda tutto di sei mesi.
Tutto questo, oltre ad alimentare l'incertezza del settore, comporta un danno economico per lo Stato sui conti del 2020. Secondo i tecnici del Servizio Bilancio del Senato, sarà ben difficile realizzare i 65,7 milioni di maggiori entrate associate alla gara scommesse. Impossibile incassare il surplus di 17 milioni atteso dalla gara del bingo. Da aggiungere, infine, circa 30 milioni che lo Stato non incasserà per lo slittamento del Registro Unico degli Operatori di Gioco.
MF/Agipro
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