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Attualità e Politica

24/03/2022 | 11:00

Giochi, ricerca BVA Doxa: "Formare gli operatori per contrastare rischio di patologie, divieto di pubblicità impedisce di riconoscere offerta legale”

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Giochi ricerca BVA Doxa Formazione operatori divieto pubblicità

ROMA - Appare fondamentale anche la «qualificazione dell’offerta di gioco: le sale gioco devono poter essere vissute come luoghi sicuri, in termini di legalità, ma anche di sicurezza per i giocatori e di capacità di promozione del gioco sociale/responsabile vs il gioco problematico/patologico»: per questo sono necessari «una selezione del mercato» e «maggiori poteri per i gestori e gli impiegati delle sale, che devono poter svolgere attivamente una funzione di monitoraggio della propria clientela e mantenere adeguati standard ambientali di sicurezza per i propri clienti». Importante anche «la formazione per gli operatori di gioco, per gli impiegati, ma anche la formazione da erogare ai giocatori per insegnare il gioco responsabile, offrire consapevolezza su rischi e sintomi di una relazione problematica con il gioco, informare sugli strumenti di supporto e su come utilizzarli». Inoltre è necessaria «la massima riconoscibilità dei luoghi di gioco legali vs quelli illegali, ad esempio con l’introduzione di un logo identificativo del gioco legale».

PUBBLICITA' - Bisogna ripensare anche il divieto di pubblicità del gioco introdotto prima dal Decreto Balduzzi e poi rafforzato dal Decreto Dignità, che rappresenta «un’occasione persa per ribadire e mettere nella giusta evidenza la linea di demarcazione tra il comparto lecito e quello illegale»: per il giocatore, «la comunicazione è uno dei pochi strumenti a disposizione per muoversi all’interno di un’offerta sicuramente legale. La totale assenza di comunicazione uniforma e amalgama l’offerta, rende più complesso distinguere il lecito dall’illecito, lascia il giocatore da solo nel difficile compito di muoversi in un’offerta così vasta e variegata, in cui a questo punto ha meno indizi utili nell’orientarlo».
Il divieto di sponsorizzazione degli eventi e delle squadre sportive da parte degli operatori del gioco «viene poi considerata una misura inutile e al tempo stesso dannosa», innanzitutto perché «lo spettatore è sottoposto a comunicazione sul gioco ogni volta che guarda una partita in cui ci sono squadre estere» e poi «perché si sono persi molti soldi di investimenti pubblicitari per le società italiane, a fronte della sostanziale inutilità di questo genere» di divieto. La pubblicità sul gioco, quindi, «va reintrodotta, con specifiche regole e criteri», e va «utilizzata per formare, educare al giusto messaggio, e mettere in guardia dalle derive pericolose del gioco».

REPUTAZIONE - Nell’ambito del riordino «va adeguatamente trattata anche la reputazione del gioco lecito, che attualmente risulta fortemente penalizzata, identificando il comparto del gioco lecito – anche attraverso la comunicazione – come baluardo della legalità contro l’offerta di gioco illegale» e «chiarendo che il gettito proveniente dal gioco pubblico è un vantaggio per la collettività tutta – perché di fatto alleggerisce la pressione fiscale – e che il comparto rappresenta a tutti gli effetti un’importante voce dell’economia del nostro Paese, dotata di know how, expertise e portato tecnologico di elevato livello».

MSC/Agipro

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