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Ultimo aggiornamento il 24/02/2020 alle ore 19:02

Attualità e Politica

24/01/2020 | 13:32

Gioco patologico, Gualzetti (Caritas Ambrosiana): "Serve una riflessione seria pubblica sul tema"

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Gioco patologico Gualzetti Caritas Ambrosiana

ROMA - Sono 162 le persone che hanno confidato di essersi impoverite a causa del gioco praticato da loro stessi o da un loro familiare, altre 200 sono state costrette a chiedere aiuto in parrocchia per lo stesso identico motivo, anche se non lo hanno dichiarato esplicitamente: è quanto emerge dall’ultima indagine sul gioco problematico realizzata dall’Osservatorio della Povertà e delle Risorse, elaborando i dati raccolti nel biennio (2017-2018) in un campione di 115 centri di ascolto della Diocesi di Milano.
Dalla ricerca emerge che i giocatori problematici sono con maggiore frequenza uomini, appartengono soprattutto alla fascia di età 50-70 anni e si concentrano prevalentemente a Milano (seguono Monza, Varese, Sesto San Giovanni, Lecco, Melegnano, Rho). A segnalare il problema ai volontari sono in primo luogo il coniuge, in seconda battuta lo stesso giocatore o un altro familiare. Sul tema del gioco patologico «da anni chiediamo una seria riflessione pubblica. I dati fanno comprendere quanto sia complicato fare emergere il fenomeno e quindi occorre moltiplicare gli sforzi per riuscire, da un lato, a intercettare le vittime prima che la situazione sia troppo compromessa, e dall’altro, ad avviare percorsi di accompagnamento e cura», osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.
RED/Agipro

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