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Ultimo aggiornamento il 20/11/2018 alle ore 14:54

Attualità e Politica

23/04/2018 | 14:00

Rapporto "Mafie nel Lazio": gli affari di camorra e 'ndrangheta nella gestione delle sale gioco e delle slot

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Mafie Lazio gioco slot

ROMA - «Famiglie della camorra e cosche della ‘ndrangheta stanno esportando nel tessuto socio-economico nuovo e ricco di potenzialità, come quello romano, interi “affari”, allocando e più spesso replicando attività quali, in particolare, la commercializzazione delle sostanze stupefacenti ovvero la gestione delle sale gioco e delle slot machine». È quanto si legge nel terzo Rapporto "Mafie nel Lazio" presentato oggi a Roma, che ricostruisce le inchieste degli ultimi diciotto mesi di fatti giudiziari, dal luglio 2016 sino al 31 dicembre 2017.
Una di queste è «l’operazione “Babylonia”, portata a termine dai Carabinieri del comando provinciale di Roma e dalla Guardia di Finanza, il 23 giugno del 2017: l’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafa di Roma, colpisce due gruppi criminali che operano sul territorio romano e anche nella provincia, nell’area di Monterotondo: 23 le persone arrestate e di 280 milioni di euro l’ammontare del valore dei beni sequestrati». La figura centrale dell’inchiesta - si legge nel rapporto - è il pregiudicato Gaetano Vitagliano, insieme ad Andrea Scanzani, «affermato imprenditore operante nel settore della fornitura di apparecchi VTL alle sale da gioco», che «ha messo a disposizione al Vitagliano le sue competenze nello specifico settore» e «gli fornisce supporto-operativo, logistico e gestionale per le attività di riciclaggio».

L'indagine evidenzia «quanto vasta sia la platea di reati che si possono consumare in una città come Roma, che dunque oltre all’estensione geografca registra anche una molteplicità di livelli economico-finanziari dentro i quali si possono consumare infniti illeciti che inquinano l’economia legale». La Capitale, spiega il rapporto, è attraversata anche da fenomeni criminali che «non sono a vocazione romana ma che trovano in questa città una piattaforma con effetto moltiplicatore: un investimento nella Capitale ne genera in maniera circolare molti altri, un affare apre a reti di conoscenza professionali, un politico è a sua volta in relazione con segmenti dell’economia, della finanza delle pubbliche amministrazione, anche nazionali».
Un'altra recente indagine che «lambisce il territorio di Cassino e Frosinone riguarda uomini vicini al clan catanese dei Santapaola, presenti sul territorio attraverso attività collegate al gioco d’azzardo, attraverso prestanome e intestazione fittizia di beni». In particolare, si legge nel rapporto, «il provvedimento emesso dal Gip, Elvira Tamburelli, il 29 novembre 2017 fotografa l’operatività di Danilo Di Maria, imprenditore originario di Catania da anni trasferitosi nel Lazio ed ex impiegato in una sala Bingo. La Guardia di Finanza di Frosinone, coordinata dalla Procura di Roma, ha portato alla luce un presunto giro di scommesse illegali, che veniva mascherato dall’attività di internet point. A lui sarebbero riconducibili alcune società di fatto appartenenti, sulla carta, alla moglie e ad altri uomini di fiducia».
MSC/Agipro

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