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Attualità e Politica

16/10/2018 | 11:48

Manovra, il corto circuito del Governo: dichiara lotta all'azzardo, ma vuole sfruttare le entrate dei giochi

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Manovra Governo azzardo giochi

ROMA - Cambiano i Governi, ma non cambia l'abitudine di far cassa con il mondo dei giochi: il vicepremier Luigi Di Maio, nel corso della conferenza stampa sulla Manovra approvata ieri in Consiglio dei Ministri, ha confermato l'intenzione dell'Esecutivo di dichiarare guerra al gioco d'azzardo «che è una piaga sociale da combattere», ma ha annunciato l'ennesimo aumento della tassazione, a copertura delle norme contenute nella Finanziaria. Un deja-vu rispetto allo stesso "corto circuito" che si era verificato pochi mesi fa con il decreto Dignità, che da una parte vietava la pubblicità del gioco e dall'altra compensava le conseguenti perdite erariali con l’aumento della tassazione su slot e VLT: in pratica, si pesca nello stesso lago che si vorrebbe prosciugare. E il Governo Conte è solo l'ultimo in ordine di tempo: il settore dei giochi da ormai vent'anni contribuisce in maniera determinante alle casse dello Stato. Tutto cominciò con il Decreto Bersani del luglio 2006 che ridefinì le regole per la raccolta online e la rete di punti gioco. Per lo Stato, arrivarono entrate erariali per 430 milioni di euro, con una nuova rete di 14mila punti vendita fra nuovi negozi e corner.
Tre anni dopo, nel giugno del 2009, arrivò il decreto Abruzzo che stanziò per il dopo-terremoto 8,5 miliardi complessivi, di cui almeno 1,5 dai giochi, in tre anni: dal Win For Life alle Vlt, dai giochi da casinò online e dal poker in modalità cash game fino al “10eLotto” con estrazioni autonome ogni 5 minuti. Nel 2011, quando a Palazzo Chigi c'era Monti, si introdusse la "tassa sulla fortuna" (il 6% sulle vincite superiori a 500 euro) e venne disciplinata la distribuzione degli apparecchi nelle sale. Nel 2012, ancora con Monti al comando, venne ulteriormente ritoccato il prelievo su slot e VLT. Saltiamo al 2014, con il Governo Renzi che introdusse la tassa da 500 milioni per la filiera slot (che poi si rivelò un flop) e la sanatoria per i punti scommesse non autorizzati. Ma è chiaro che la linea intrapresa dallo Stato, in nome dell’ingorda equazione "più giochi=più soldi" è ormai oltre il punto di rottura, tra inflazione dell’offerta e i primi squilli d’allarme sul gioco patologico: la manovra fu anche la prima a destinare 50 milioni di euro alla cura della dipendenza.
L'anno successivo, Renzi aumentò ulteriormente il prelievo sugli apparecchi (slot al 17,5% e VLT al 5,5%) per ottenere un extra gettito da oltre 670 milioni di euro e avviò una seconda sanatoria per i punti vendita collegati a bookmaker non autorizzati. Nel frattempo, venne avviato un difficile e lungo confronto con gli enti locali sulla distribuzione dei punti gioco sul territorio, che si concluse il 7 settembre 2017 con l'intesa Stato-Regioni, rimasta lettera morta per la mancanza dei decreti attuativi. Proprio sulla distribuzione dei punti gioco, Di Maio ha annunciato un'ulteriore stretta nel decreto legge collegato alla manovra.
MSC/Agipro

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