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Ultimo aggiornamento il 29/01/2020 alle ore 11:51

Attualità e Politica

09/01/2020 | 08:40

Operazione "Gaming Machine" a Bari: 36 arresti per usura e riciclaggio, sequestrati beni per 7 milioni di euro

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Operazione Gaming Machine Bari arresti usura riciclaggio

ROMA -  I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 36 persone - alcune delle quali appartenenti a clan storici della criminalità organizzata barese (Anemolo, Strisciuglio, Capriati) - emessa dal gip di Bari a seguito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia. Il settore è quello dei giochi, con particolare riferimento all'installazione e alla gestione degli apparecchi da intrattenimento negli esercizi commerciali e nelle sale da gioco del capoluogo pugliese. Ipotizzati i reati di illecita concorrenza con metodo mafioso, estorsione, usura e riciclaggio. In corso anche il sequestro del profitto dell'attività criminale, quantificato in oltre 7 milioni e mezzo di euro.

L'imprenditore barese Baldassarre D'Ambrogio, socio di fatto di imprese e sale giochi a Bari e provincia, usufruendo della fama criminale dello zio pregiudicato Nicola D'Ambrogio, ritenuto tra i reggenti del clan Strisciuglio, avrebbe gestito per anni in modo quasi monopolistico il mercato degli apparecchi sull'intero territorio, riporta l'agenzia Ansa. Entrambi, zio e nipote, sono finiti oggi in carcere insieme con altre 25 persone, prevalentemente affiliati a clan mafiosi della città, nell'operazione della Guardia di Finanza "Gaming Machine". Gli arresti domiciliari sono stati invece concessi ad altri 9 indagati, tra i quali le mogli dei due D'Ambrogio, Antonella Pontrelli e Maria Cantalice. Agli indagati, in totale 49, sono contestati, a vario titolo, i reati di illecita concorrenza con violenza e minaccia, con l'aggravante del metodo mafioso, estorsione, riciclaggio, usura, contrabbando di sigarette e detenzione abusiva di armi clandestine. I fatti contestati risalgono agli anni 2012-2019. L'ordinanza d'arresto è stata emessa dal gip del Tribunale di Bari Giovanni Abbattista.

Stando alle indagini di Gico e Scico della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dalla pm della Dda di Bari Bruna Manganelli, Baldassarre D'Ambrogio, imprenditore nel circuito di scommesse, si sarebbe accordato con i vertici dei clan mafiosi di Bari e provincia per «compiere atti di concorrenza sleale - si legge negli atti, come riportato dall'agenzia Ansa - imponendo una posizione dominante nel mercato dei videopoker e di altri apparati da intrattenimento elettronici», attraverso «la minaccia e l'assoggettamento omertoso». In particolare le organizzazioni mafiose facenti capo a Nicola D'Ambrogio, alias 'TròTrò', e Lorenzo Caldarola (clan Strisciuglio), Vito Valentino, Giuseppe Capriati, Vincenzo Anemolo, Domenico e Gaetano Capodiferro - tutti destinatari della misura cautelare in carcere - «si sono divisi il territorio barese in zone di influenza, reciprocamente rispettate, per acquisire in modo esclusivo e monopolistico (direttamente o indirettamente tramite imprenditori collusi) la gestione o comunque il controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco nei locali pubblici e delle sale gioco autorizzate (gestione dei totem e delle VLT videolottery)», anche attraverso l'estromissione di altri imprenditori concorrenti operanti nello stesso settore.

RED/Agipro

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