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Ultimo aggiornamento il 24/08/2026 alle ore 11:50

Attualità e Politica

24/08/2026 | 09:25

Potenza, gioco illegale: la Cassazione conferma condanna a due anni per il capo di un clan

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Potenza gioco illegale: la Cassazione conferma condanna a due anni per il capo di un clan

ROMA – La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per Nicolino Grande Aracri, esponente di spicco della criminalità organizzata e boss ergastolano, ritenuto al vertice di un sistema per la raccolta e la gestione dei proventi illeciti legati al gioco sul web.
Come riporta la Gazzetta del Sud, la sentenza riguarda il processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “’Ndrangames”, coordinata dalla Dda di Potenza, che nel 2017 portò alla luce un gruppo criminale riconducibile ai Grande Aracri e agli esponenti del clan Martorano-Stefanutti della Basilicata. Tra il 2012 e il 2015, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe raccolto ingenti proventi attraverso la gestione del gioco illegale online, utilizzando strumenti informatici e telematici.

La Suprema Corte, rigettando il ricorso presentato dalla difesa, ha quindi confermato la pena di due anni di carcere già inflitta dalla Corte d’appello di Potenza nel 2025. Nello stesso procedimento, la terza sezione penale della Cassazione ha confermato i due anni di reclusione anche per Francesco Mauro, mentre ha annullato con rinvio la condanna a due anni nei confronti di Salvatore Gerace. Per quest’ultimo sarà necessario un nuovo giudizio di secondo grado, limitatamente alla rivalutazione del trattamento sanzionatorio.

L’operazione, coordinata in sinergia con la Procura antimafia di Catanzaro, scattò il 30 marzo 2017 con l’esecuzione di 11 misure cautelari da parte dei carabinieri di Potenza. Le indagini fecero emergere, secondo l’accusa, una collaborazione tra la criminalità organizzata cutrese e quella lucana finalizzata a ricavare ingenti somme di denaro dalla gestione delle slot machine. In tutta Italia sarebbero stati collocati circa 3mila apparecchi negli esercizi pubblici. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ciascuna slot avrebbe prodotto, per un determinato periodo, introiti annuali fino a 200 mila euro.

Nella sentenza, la Cassazione ha ricostruito anche il ruolo di Grande Aracri, ritenendo che avesse organizzato un sistema illecito di scommesse senza limiti di puntata e di vincita, caratterizzato dalla “predominanza” del rischio sulle capacità dello scommettitore. Il boss, inoltre, avrebbe curato la distribuzione degli apparecchi elettronici e dei servizi di rete necessari sul territorio potentino, collegati a un sito greco, occupandosi anche della gestione e della contabilità dei proventi derivanti dal gioco. Quanto a Francesco Mauro, la Suprema Corte ha riconosciuto il suo ruolo di “fiduciario” di Nicolino Grande Aracri.

FRP/Agipro
 

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