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Ultimo aggiornamento il 16/11/2019 alle ore 20:43

Attualità e Politica

30/10/2019 | 08:15

Processo "Black Monkey", Morra (Antimafia): "Rispetto la sentenza, ma mantengo dubbi e inquietudine"

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Processo Black Monkey Morra Antimafia

ROMA - «Come per la sentenza della Corte di Cassazione che ha decretato l'inesistenza del 416 bis per il processo Mafia Capitale, così per il processo d'appello Black Monkey rispetto la sentenza, ma mantengo dubbi e inquietudine». Lo afferma in una nota Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, a proposito della sentenza d'appello del processo Black Monkey, che ha visto i giudici bolognesi ridimensionare fortemente le condanne inflitte in primo grado e riqualificare in associazione a delinquere semplice l'accusa di associazione mafiosa nei confronti degli imputati, a cominciare da Nicola Femia. «Un processo che vedeva gli interessi della 'ndrangheta nel mondo del gioco d'azzardo legale ed illegale, un processo molto seguito. In questo processo è stato anche minacciato il giornalista Giovanni Tizian, presente in aula come parte civile. Ma non sarebbe mafia, ancora una volta. Semplice associazione a delinquere. Mi auguro che sia così, che le 'ndrine non abbiamo i loro tentacoli in questo mondo, che non ci sia mafia. Sarebbe solo crimine semplice, ma stento a crederlo», conclude.
«Ovviamente faremo ricorso in Cassazione, e credo che lo farà anche la Procura generale", ha detto il giornalista Giovanni Tizian che nel processo è parte civile in quanto vittima di minacce da parte di Femia e di un altro imputato. In ogni caso, sottolinea il cronista, «resta la gravità» del fatto che dal processo è emersa «un'associazione che sicuramente ha a che fare con organizzazioni mafiose, c'è poco da fare». Non a caso, evidenzia, anche se "le pene sono state ridotte, i 16 anni inflitti a Nicola Femia per associazione a delinquere semplice non sono pochi. Detto questo - conclude - restano i personaggi che abbiamo visto durante l'inchiesta, quindi personaggi legati ai clan calabresi che però per la Corte d'appello, evidentemente, non sono 'ndrangheta».
RED/Agipro

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