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Ultimo aggiornamento il 05/12/2019 alle ore 16:12

Attualità e Politica

28/11/2019 | 10:30

Presentato il Primo Rapporto Acadi sul gioco pubblico: indagine a 360° sui numeri, sull'impatto sociale e sulle nuove sfide del settore

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Rapporto Acadi gioco pubblico

ROMA - Un piccolo atlante universale dei giochi pubblici, rappresentati nei loro aspetti principali: dalle caratteristiche alle dimensioni, dagli impatti economici a quelli sociali, spaziando fra il business e i nuovi concetti di sostenibilità. Così può essere definito il Primo Rapporto sul Gioco Pubblico di Acadi, l'associazione dei concessionari, presentato questa mattina nel Centro Congressi di Confcommercio a Roma, alla presenza di esponenti della politica e dell'imprenditoria. Una panoramica completa su un settore cresciuto sensibilmente negli ultimi anni e che, pur dotandosi di una capillare regolamentazione, è sottoposto quotidianamente a due tipi di pressioni: da un lato, le spinte proibizioniste di buona parte della politica nazionale e locale; dall'altro, le derive illegali non di rado collegate alla criminalità organizzata.
Il rapporto fotografa il comparto alla fine del 2018, partendo da una raccolta di gioco che si è attestata a oltre 106 miliardi di euro, dei quali oltre l’82% restituito in vincite, così da determinare una spesa complessiva dei giocatori di 18,9 miliardi. Il 54,7% della spesa, corrispondenti a 10,3 miliardi, è confluito nelle casse erariali. Le risorse residue (8,6 miliardi di euro) hanno costituito la remunerazione dei concessionari e delle filiere distributive dei vari giochi. A proposito di erario, si registra una netta sproporzione fra il contributo della rete fisica e quello dei giochi online: la rete fisica rappresenta il 91,5% della spesa totale e versa il 96,5% della quota erariale complessiva (10,3 miliardi); sull'online converge l'8,5% della spesa (1,6 miliardi), mentre il contributo allo Stato è pari all'3,5% delle risorse garantite dal settore.
Nel periodo 1998-2018 la spesa degli italiani per i giochi è cresciuta in media del 6% l'anno, una percentuale in teoria superiore alla crescita della spesa delle famiglie per i servizi (3,2%) e per consumi ricreativi come tecnologie, hobbies, vacanze, ecc. (2,6%). Bisogna però considerare che l'aumento riguardante i giochi è dovuto in gran parte al recupero di una parte della spesa che prima finiva in canali illegali, “prosciugati” negli ultimi vent'anni dal gioco via via legalizzato e regolamentato. Infatti, si notano particolari picchi di crescita della spesa nel 2004 (regolamentazione degli apparecchi da intrattenimento), nel 2006-2009 (prima estensione del mercato regolato delle scommesse e del gioco online) e di nuovo nel 2015-2016 (“sanatoria” di punti scommesse irregolari ed ingresso nel mercato regolato di grandi operatori internazionali del gioco online precedentemente privi di concessione). 
Nell'analizzare l'impatto del mondo dei giochi sull'economia italiana, il Rapporto presentato da Acadi prende in considerazione anche il parametro del “valore aggiunto”, cioè l'incremento di valore causato dall'insieme degli operatori a partire da beni e risorse primarie iniziali. Secondo i dati del 2017, il settore ha generato un valore aggiunto annuo di circa 14 miliardi. Di questi, il 62% è generato direttamente dai concessionari, per la parte residua si parla di “valore aggiunto indiretto”, vale a dire il valore della spesa dei concessionari verso il resto della filiera. Il Rapporto fornisce anche una stima dell'occupazione: le persone impiegate complessivamente nelle attività di gioco pubblico sono 197 mila, ovviamente non tutte a tempo pieno. Considerando il valore “Full Time Equivalent”, espresso cioè in termini di equivalenti a tempo pieno, il numero scende a 78 mila e 500.
MF/Agipro

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