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Ultimo aggiornamento il 19/12/2018 alle ore 16:40

Attualità e Politica

19/10/2018 | 09:40

Scommesse illegali in provincia di Messina, chiuse le indagini preliminari per sei persone

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Scommesse illegali Messina indagini preliminari

ROMA - Raccolta abusiva di scommesse e omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: sono i reati contestati a cinque persone, mentre per un sesto c'è il reato di riciclaggio per aver “ripulito” parte delle somme illecitamente conseguite dai primi responsabili. I finanzieri della Tenenza di Patti, in provincia di Messina, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e hanno provveduto a segnalare gli importi rilevati anche all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’applicazione dell'imposta unica sulle scommesse. 
L’importo di tutte le scommesse incassate, di oltre un milione, è stato poi segnalato dai finanzieri all’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’imposta evasa e non versata nelle casse dell’Erario ai sensi della normativa in materia di tassazione dei proventi derivanti da attività illecita. 
Durante gli approfondimenti effettuati sul conto del nucleo familiare di quattro persone e di un loro vicino conoscente, i finanzieri della Tenenza di Patti hanno subito notato un’operatività altamente sospetta su numerose carte prepagate, in totale 22, tutte riconducibili ai componenti della stessa famiglia. Le successive indagini delegate dalla Procura di Patti hanno permesso di ricostruire il sistema criminoso, basato sulla raccolta abusiva delle scommesse, effettuate perlopiù in contanti dagli avventori, attraverso l’uso di siti esteri non autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I responsabili, poi, a seguito degli esiti delle varie scommesse, regolavano i rapporti con gli scommettitori tramite l’uso del contante e delle carte prepagate. In alcuni casi, inoltre, i finanzieri hanno appurato l’utilizzo di assegni bancari, per oltre 200mila euro, emessi dagli scommettitori per regolare la propria posizione di debito nei confronti del gruppo familiare. Questi, poi, hanno provveduto a girare gli assegni ad un altro soggetto indagato per l’incasso e la successiva ricarica delle carte prepagate intestate alla stessa famiglia.
RED/Agipro

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