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Ultimo aggiornamento il 24/05/2018 alle ore 15:29

Attualità e Politica

24/11/2017 | 13:50

Sigma a Malta - Garrisi (Ceo Stanleybet): "Cassazione conferma che non basta pagare imposta unica per operare in Italia"

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Sigma Malta Garrisi Stanleybet Cassazione

MALTA, dal nostro inviato al SIGMA - Le recenti sentenze della Corte di Cassazione, la presenza di Stanleybet in Italia, lo scenario del mercato delle scommesse. Sono i temi al centro del colloquio tra Agipronews e Giovanni Garrisi, Ceo della compagnia di Liverpool.

La Cassazione ha deciso che a un bookmaker senza concessione - che non ha aderito alla sanatoria - non basta pagare l'imposta per poter operare. Cosa ne pensa?

Può operare solo chi è stato soggetto a discriminazioni, come riconosciuto dalla Cassazione stessa per il caso Stanley. La Suprema Corte stabilisce un nuovo principio di diritto e conferma  la natura illegittima delle operazioni della compagnia coinvolta nella causa in Cassazione (Betn1, ndr) o di chiunque ritenga di operare solo sulla base del comma 644 della legge che regola le sanatorie. Una tesi realmente risibile. Le sanatorie, d’altronde, non avevano dato alcun pregio alla posizione di chi aveva deciso di pagare “l’imposta”, confermando quindi che l’imposta a carico dei book privi di concessione non è mai stata una vera imposta. È solo una sanzione, mascherata da imposta, per il fatto di essere un Centro trasmissione dati.

Gli operatori hanno l'impressione che la concorrenza dei ctd sia inferiore al passato, anche a causa delle recenti sanatorie. Condivide questa idea? Ed esiste davvero un sistema di raccolta - basato su licenze di paesi offshore - organizzato da operatori privi di qualunque legittimazione giuridica?

Purtroppo sì, esiste. E la concorrenza dei CTD illegali è più che diffusa come ha dimostrato un recente servizio delle Iene. La latitanza dello Stato nel riconoscere la specifica posizione di Stanley come unico operatore realmente discriminato ha generato un effetto ‘anch’io, anchio....’ di una pletora di querelanti che pretendono di essere ‘come Stanley’. Portatori di doglianze prive di qualsiasi fondamento ma che possono far presa nelle corti di primo grado italiane e generare la confusione in atto. La sentenza della Cassazione può essere quindi salutata come una decisione storica che può ora orientare l’operazione di contrasto dello Stato verso questi fenomeni.

In Parlamento si susseguono tentativi di introdurre modalità di apertura del mercato con modalità simili ad un sistema autorizzativo. La concessione è ancora lo strumento adatto a governare l'industria?

L’Italia ha generato, attraverso il sistema concessorio, una formidabile macchina industriale che aiuta e sostiene il bilancio dello Stato, divenendo sotto questo profilo punto di riferimento per ogni altro regolatore in Europa. Pensare ora ad un sistema autorizzatorio è logico solo se si vede questo processo come generatore di un rafforzamento dell’attuale sistema. E non vedo proprio come questo sia possibile attraverso l’emissione arbitraria di nuove ‘autorizzazioni’. L’unico miglioramento all’attuale sistema può essere generato solo da misure che difendano gli investimenti già fatti dagli operatori che ne sono già parte. Sono perfino dubbioso che una nuova gara sia nell’interesse dello Stato, figuriamoci nuove autorizzazioni. Naturalmente va risolto il nodo ‘Stanley’ in modo chiaro e definitivo. La Stanley deve essere assorbita dal sistema in modo onorevole per tutti.

Il riordino dei giochi - dopo l'accordo Stato-Regioni - continua a tardare. Nel frattempo il governo sta per varare una proroga in attesa dei bandi. Lo scenario sembra molto incerto. Il 2018 sarà quindi un anno di transizione?  

Sì. Ma utile per pensare bene al futuro. Io credo che l’attuale sistema, nel suo perimetro legale degli attuali concessionari e della Stanley inserita in qualche modo nel sistema, già soddisfa l’interesse dello Stato, sia per la parte erariale ma anche dal punto di vista di una offerta compatibile con l’attuale popolazione italiana attiva nei vari settori del gioco. Se questo fosse condiviso allora vuol dire che non c’è ne bisogno di ampliare il sistema con nuove gare. Il sistema va solo razionalizzato per trovare l’equilibrio anche con le esigenze degli organi del territorio, Stato e Regioni. Dopo le elezioni politiche si potrebbe affrontare la materia una volta per tutte nella sua interezza. Provo a buttare li una proposta. Si trasformano tutte le concessioni in autorizzazioni, includendo anche i punti Stanley. Si stabilisce  che il sistema diviene un sistema autorizzatorio ma ‘contingentato’. Le motivazioni per fare questo ci sono e reggerebbero anche il vaglio dell’europa. Ogni due anni si rimetterebbero a gara solo i diritti ‘autorizzatori’ connessi ad operatori che, per un motivo o l’altro, hanno cessato di operare nel biennio precedente. Si tratta di una proposta che rispetta gli investimenti fatti dagli operatori nel passato, preserva il bilancio dello Stato, con gli opportune accorgimenti non sarebbe osteggiata a livello locale e, infine, potrebbe essere accettata dall’Europa.

Recentemente ha proposto l'apertura di un confronto con il regolatore per individuare una soluzione al caso-Stanleybet. Qual è l'ipotesi su cui lavorare?

Lo Stato riconosce il giudicato della Corte di Giustizia e della Corte di Cassazione e il regolatore ADM ‘autorizza’ l’emersione ad una certa data degli operatori collegati alla Stanley. Da quella data la Stanley diviene responsabile dell’imposta nella stessa misura prevista per i concessionari. E questo sistema il futuro. Il passato è il vero problema. Propongo che la Stanley e il regolatore si affidino al superiore scrutinio della giustizia. Che siano i giudici a decidere chi ha ragione e chi ha torto. Io e la Stanley abbiamo piena fiducia nella giustizia. Sono sicuro che la ha anche il regolatore ADM. Specialmente in un contesto in cui la tesi Stanley sull’aspetto tributario sembrerebbe, al momento, perdente. Dunque affrontiamo con coraggio questa annosa vicenda e risolviamola.

NT/Agipro

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