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Ultimo aggiornamento il 17/07/2018 alle ore 20:43

Attualità e Politica

25/01/2018 | 10:54

Slot in Piemonte, Jarre (Asl Torino): «Limiti orari hanno ridotto la spesa complessiva, “transumanza” dei giocatori è un fenomeno trascurabile»

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Slot Piemonte Jarre Asl Torino

ROMA - I provvedimenti dei sindaci piemontesi per ridurre l'offerta di gioco, grazie a limiti orari, hanno avuto un concreto effetto sulla raccolta e sulla spesa delle slot e delle Vlt, anche al netto del «distanziometro» dai luoghi sensibili in vigore dallo scorso 20 novembre. E’ quanto risulta da un monitoraggio effettuato dalla Asl Torino 3, come si legge su “La Stampa”. Lo studio è relativo agli effetti delle limitazioni orarie prescritte dalla legge regionale nel territorio dell'Asl Torino 3, il territorio in Italia dove c'è stato il maggior numero di ordinanze limitative degli orari di funzionamento degli apparecchi, i dati si riferiscono sia al confronto della raccolta del 2016 rispetto al 2015 sia della del primo semestre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016.  Complessivamente nel 2016 la raccolta pro capite con apparecchi è stata di 693 euro capite (17,7% in meno che nel resto del Piemonte) contro gli 842 medi del resto della provincia di Torino e del Piemonte e gli 860 nazionali.

«Nella stessa Asl, nell'ambito di questa generale minor spesa, i Comuni con apparecchi installati che nel 2016 hanno dato seguito alla riduzione d'orario prescritta dalla legge regionale, e quelli che già lo avevano fatto - spiega Paolo Jarre, direttore Dipartimento Patologia delle dipendenze Asl Torino 3 e presidente della Società Italiana Tossicodipendenze Piemonte e Valle d'Aosta - hanno visto l'investimento nel gioco con slot e videolottery (Vit) ridursi del 7,2% rispetto al 2015. Al contrario, i Comuni che non hanno ottemperato alla legge, hanno visto crescere l'investimento nello stesso lasso di tempo dell'8,2%». Per il primo semestre del 2017, periodo che non è ancora influenzato dal fattore «distanziometro», il dato della spesa per gli apparecchi rivela una riduzione in 45 dei 48 Comuni con ordinanze attive al primo gennaio 2017 del 21,9% rispetto al semestre «medio» 2016.

Al contrario, nei 27 Comuni con apparecchi ma che non hanno applicato la riduzione degli orari degli apparecchi, in 16 la spesa 2017 aumenta, mentre secondo Jarre «la possibile "transumanza" verso i luoghi del territorio a "gioco libero" continua ad essere un fenomeno trascurabile». «Uno dei principali dubbi relativi alla restrizione dell'offerta di gioco con apparecchi era quello che essa comportasse un aumento del consumo degli altri giochi - conclude Jarre - invece possiamo affermare che i dati non dimostrano questa ipotesi».

RED/Agipro

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