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Ultimo aggiornamento il 17/12/2018 alle ore 11:33

Attualità e Politica

14/11/2018 | 14:00

Scommesse illegali, Altiero (Gdf Bari): "Così Sks365 ha cercato il 'sostegno' di un network illecito"

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ROMA - «Il rischio della sanatoria è stato regolarizzare un bookmaker austriaco, Sks365, sull’intero territorio nazionale. La tipologia di scommessa, diventando regolare, ha però perso di appeal nei confronti degli scommettitori, specie quelli più accaniti. Questo perché l’alea si modifica, le modalità di pagamento si diversificano e diventano monitorabili, bisogna aprire conti gioco. Quindi si rischia di allontanare lo scommettitore, di farlo emigrare verso altri “paradisi” scommesse inducendolo ad abbandonare il bookmaker austriaco. In suo soccorso arriva allora il network Martiradonna, che può puntare su tutta una serie di punti vendita, con “master”, agenti e sub agenti, sul territorio italiano».

Il meccanismo che vede interagire il bookmaker regolarizzato Sks365 (per la precisione, il management che ha gestito la società fino al 2017, prima della cessione ai nuovi proprietari) con una struttura illecita è spiegato da Nicola Altiero, Comandante provinciale della Gdf di Bari, a margine della conferenza stampa sulla maxi-inchiesta DDA sulle scommesse online.

Quindi le giocate passavano su un circuito parallelo illegale e non più su quello regolarizzato alla sanatoria?

«Esattamente, riguardava tutti e 1000 i ctd sanati - dice ancora Altiero - La particolarità della scommessa clandestina sta nel volume delle giocate, ma anche nella regolarizzazione finanziaria: parecchie operazioni venivano effettuate in contanti, molte altre invece per fidi bancari. Quindi apertura di un fido allo scoperto, compensata con una operazione di segno opposto rispetto quella precedente, ma svolta dallo stesso operatore in prospettiva, a seguire. Alla fine si compensavano ed è questa l'ipotesi passata nell’ordinanza, l’ipotesi di una “banca virtuale”. Rispetto e in parallelo alle giocate, le operazioni si compensavano in capo ai gestori del traffico illecito».

Avveniva, quindi, anche una suddivisione dei compiti e delle tipologie di attività?

«In una conversazione intercettata si sente “tu adesso ti metti giacca e cravatta e vai dai Monopoli, io invece sto con gli stivali sporchi di fango al macello a gestire la parte sporca. Ma qualcuno il letame lo deve pur toccare. Tu in giacca e cravatta gestisci il “.it”, io mi sporco di letame con il “.com”».

L’accordo era dunque era questo. Ma avete sequestrato anche agenzie legali e al momento funzionanti?

«Certo, legali e regolarizzate, ma che venivano utilizzate in maniera per ottenere profitti illeciti».
NT/Agipro

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