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Ultimo aggiornamento il 19/12/2018 alle ore 14:28

Attualità e Politica

27/09/2018 | 11:51

Bando Lotto in Corte Ue, Sharpston (Avv. generale): “Gestione a unica società non è in contrasto con diritto europeo”

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ROMA - Il modello di gestione per il gioco del Lotto in Italia, con un bando che ha determinato l’assegnazione a un unico operatore, non è in contrasto con i principi dell’Unione Europea. È quanto si legge nelle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte Ue, Eleanor Sharpston, che ha depositato le sue conclusioni in merito alla valutazione - chiesta dal Consiglio di Stato, dopo un ricorso di Stanleybet - sulla legittimità del bando del 2016.
Esistono «vari fini di interesse pubblico e sociale che giustificano la limitazione dei giochi» attraverso la concessione, anche esclusiva, della loro gestione, come la prevenzione delle infiltrazioni criminali, la canalizzazione del gioco in circuiti controllati, la tutela dei consumatori e la prevenzione delle frodi. Una “monoconcessione” non sarebbe invece legittima se l’unico scopo fosse «giustificato principalmente dal fine di aumentare le entrate o da altre ragioni di natura puramente economica oppure da ragioni di efficienza amministrativa», come ad esempio «evitare un duplice livello di concessioni di gestione» con la creazione di un «superconcessionario» responsabile di tutta l’attività.
Adesso sarà di nuovo il Consiglio di Stato a dover «stabilire quali siano gli obiettivi effettivamente e perseguiti con la scelta del modello in questione».

Le conclusioni dell’Avvocato generale della Corte Ue hanno poi trattato altri aspetti della vicenda: il diritto dell’Unione non impedisce che per un bando di gara venga fissata «una base d’asta elevata in rapporto alle altre condizioni previste», purché l’importo non sia indicato «in modo arbitrario» ma sia basato su «argomenti oggettivi». Nelle sue conclusioni l’Avvocato Ue ricorda che il Lotto - come affermato dal Tar Lazio - ha registrato un fatturato superiore a 6 miliardi di euro l’anno per cinque esercizi consecutivi, con introiti annui da 400 milioni: sostanzialmente lo Stato italiano “vende” «la possibilità di realizzare EUR 400 milioni all’anno per un totale di nove anni (tutelata contro ogni forma di concorrenza) in cambio di (almeno) EUR 700 milioni da corrispondere in un periodo di tre anni».

Infine l’ultima questione proposta analizza - alla luce dei principi di stabilimento e di libera prestazione dei servizi e i principi di non discriminazione, proporzionalità e trasparenza - la legittimità delle clausole che potrebbero «escludere un potenziale offerente» quando prevedono la decadenza della concessione nel caso in cui «il concessionario, i suoi dipendenti o agenti siano accusati di determinati reati» o vengano violate «le norme nazionali sulla repressione del gioco anomalo, illecito o clandestino». Le clausole in questione sono legittime - secondo l’Avvocato della Corte Ue - purché «siano sufficientemente precise, prevedibili e chiare» per i partecipanti, i reati o le violazioni amministrative siano confermate da sentenze e decisioni giurisdizionali e infine che un operatore interessato abbia «il diritto, riconosciuto per legge» di impugnare le sentenze, di chiedere dei provvedimenti provvisori e un risarcimento dei danni in caso di una riforma delle sentenze in successivi gradi di giudizio.

Dal Consiglio di Stato dubbi su modello “monoproviding” e requisiti economici

 I giudici comunitari sono stati chiamati a esprimersi sulla legittimità del bando del 2016, in seguito all’ordinanza di rinvio ricevuta dal Consiglio di Stato sulla questione sollevata da Stanleybet. Tre i quesiti posti da Palazzo Spada per sapere se la normativa italiana a fondamento della concessione sia compatibile con il diritto dell’Unione: il primo riguarda il modello del “monoproviding esclusivo” (a concessionario unico), mentre la seconda verte sui requisiti economici richiesti per la partecipazione alla gara. Il Consiglio di Stato ha infine chiesto chiarimenti sulle disposizioni contenute nel bando che prevedevano - in caso di successo nella gara da parte di Stanleybet - la rinuncia dell’attività transfrontaliera di scommesse. Due anni fa la concessione del Lotto è stata assegnata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a un raggruppamento di imprese di cui fanno parte Lottomatica, Italian Gaming Holding (di cui sono azionisti Sazka Group e Emma Capital Ltd), Arianna 2001 (Gruppo Federtabaccai) e Novomatic Italia. Il gioco del Lotto nel 2017 ha registrato una spesa di 2.423 milioni di euro, mentre all’erario sono andati 1.277 milioni di euro, secondo i dati del report del Comitato di gestione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

 

PG-LL/Agipro

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