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Ultimo aggiornamento il 18/08/2018 alle ore 09:16

Attualità e Politica

28/05/2018 | 17:10

Emilia-Romagna, sale Bingo verso la chiusura. Marcotti (Federbingo): “Gravi conseguenze su occupazione ed erario”

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bingo emiliaromagna marcotti

ROMA - Gran parte delle sale Bingo dell'Emilia-Romagna sono destinate a chiudere nei prossimi mesi. Il grido è stato lanciato nel corso di una tavola rotonda organizzata a Bologna da As.co.b (Associazione Concessionari Bingo). Tema dell'incontro, gli effetti della legge regionale sul gioco, in base alla quale è in corso un processo di drastica riduzione delle sale sul territorio. La normativa obbliga infatti i comuni a stilare una mappatura per individuare i punti sensibili e a comunicare nei successivi sei mesi i provvedimenti di chiusura alle sale non in regola con il distanziometro. 

In Emilia Romagna, è stato ricordato nel corso della tavola rotonda, operano oggi 20 sale Bingo che impiegano oltre 1500 addetti tra diretti ed indiretti e generano entrate erariali sulla sola raccolta di gioco lecito (Bingo e apparecchi da intrattenimento ) pari a circa 60 milioni di euro. Buona parte di queste aziende è destinata ad una repentina chiusura o obbligata a tresferirsi in un luogo non “proibito”.

È stata inoltre giudicato “paradossale” il doppio binario indicato dalla legge regionale, che dispone la chiusura delle sale, dotate di personale formato e di tutte le garanzie di legge a tutela di clientela ed ordine pubblico, mentre permette agli esercizi pubblici (bar e tabacchi) di tenere le slot accese fino al 2022, anno di scadenza delle ultime concessioni.

Italo Marcotti, presidente di Federbingo, ha evidenziato il grave impatto occupazionale, l’entità del danno erariale, l’assenza di una pianificazione urbanistica che permetta una ricollocazione in tempi utili di tali attività, così di fatto destinate alla chiusura. Stigmatizzati anche i comportamenti disomogenei dei vari municipi sia per modalità che per tempistica, con conseguenti gravissime violazioni della parità di trattamento che la Pubblica Amministrazione deve riservare al privato.

Le associazioni presenti all'incontro, si legge in una nota di As.co.b, «chiederanno una convocazione urgente alle Commissioni Consiliari ed agli Assessori competenti della Regione Emilia-Romagna al fine di invocare una proroga dei termini attuativi della normativa». Tale proroga dovrebbe essere «finalizzata alla piena comprensione da parte delle amministrazioni delle problematiche occupazionali, giuridiche  e della ricaduta sociale dell’applicazione disomogenea che si sta concretizzando».

RED/Agipro

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