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Attualità e Politica

27/01/2020 | 18:43

Speciale Emilia-Romagna, giochi a rischio estinzione: a urne chiuse, il settore attende la risposta di Bonaccini sulla proroga

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ROMA - Evocata più volte durante i comizi, oggetto di polemica politica, al centro della campagna elettorale: nessuna legge regionale sui giochi è stata mai oggetto di dibattito come quella emiliano-romagnola, i cui effetti si sono già riverberati pesantemente sul settore, messo a rischio estinzione. Ora, a urne chiuse e a verdetto elettorale consumato, la situazione per gli operatori del settore non è cambiata di una virgola e le prospettive sono rimaste inquietanti, specialmente per tutti coloro che dalla legge sono destinati alla chiusura o ad un problematico trasferimento. Le associazioni di categoria nei mesi scorsi hanno chiesto con forza una modifica del testo, con l'obiettivo minimo di far ricadere nei rigori del distanziometro solo le nuove aperture e le nuove installazioni di apparecchi, salvando gli esercizi già esistenti. Fra i maggiori contendenti politici in lizza per il governo della Regione, solo il pentastellato Simone Benini si è esposto sull'argomento, facendo della conservazione della legge un leit motiv riproposto incessantemente nel corso di tutta la campagna elettorale. Chi sperava in un appoggio all'industria del gioco da parte di Lucia Borgonzoni è rimasto deluso: la candidata leghista si è guardata dal battagliare con la Giunta uscente su un tema che in passato l'ha vista schierata su posizioni marcatamente proibizioniste. In altre parole, avrebbe dovuto criticare un impianto di legge che rispecchiava in buona misura le sue convinzioni.

Bonaccini, "sponsor" dell'intesa Stato-enti locali - L'atteggiamento di Bonaccini è stato invece caratterizzato da caute aperture rispetto alle richieste di modifica della legge provenienti dal settore. Del resto, fu proprio lui, nella veste di presidente della Conferenza delle Regioni, uno degli sponsor più convinti dell'intesa Stato-enti locali raggiunta il 7 settembre 2017, basata su una distribuzione equilibrata dei punti di gioco sul territorio nazionale e tendente ad evitare la ghettizzazione dei punti di gioco da parte delle Regioni: «Credo che la soluzione scelta salvaguardi da un lato la libertà d’impresa, ma dall’altro tuteli maggiormente i cittadini», disse Bonaccini subito dopo la firma dell'intesa. 

Lo "spettro" della proroga - Il 3 dicembre scorso, nel corso di una manifestazione organizzata davanti al Palazzo della Regione, gli operatori hanno chiesto al Governatore sei mesi di proroga per tutti gli esercizi destinatari di un provvedimento di chiusura. Bonaccini si è riservato di rispondere entro due settimane, ma alla scadenza dei termini concordati non ha dato alcuna risposta. Nel clima pre-elettorale sempre più acceso, l'atteggiamento interlocutorio del presidente uscente ha provocato decise prese di posizione da parte del Movimento Cinque Stelle, tanto che in vista della scadenza del 31 dicembre 2019, dopo la quale, a termini di legge, tutti i corner scommesse dovevano adeguarsi al distanziometro, ha preso corpo la voce secondo cui Bonaccini avrebbe concesso una deroga proprio in extremis. Simone Benini, via social, si chiedeva polemicamente in quei giorni se il suo avversario, «sperando che nessuno se ne accorga in periodo di feste, regalerà i botti alle lobby delle slot con una delibera per creare una proroga alla legge regionale anti-azzardo». In realtà, benché data da più parti per imminente, la deroga di Bonaccini non è arrivata e il Governatore di lì in poi non ha più fatto cenno al tema dei giochi, escludendolo di fatto dagli argomenti sensibili della sua campagna elettorale. 

MF/Agipro

 

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