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Ultimo aggiornamento il 20/04/2019 alle ore 09:10

Attualità e Politica

11/03/2019 | 14:57

Colpo di scena sul Casinò di Campione: la corte d'Appello di Milano annulla il fallimento

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ROMA - Clamorosa retromarcia sulla chiusura del Casinò di Campione d'Italia: la corte d'Appello di Milano ha accolto i reclami del Comune di Campione, del Casinò e della Banca popolare di Sondrio, presentati contro la sentenza che lo scorso 27 luglio ha disposto il fallimento per insolvenza della casa da gioco dell'enclave. I giudici, riporta Gioconews, hanno ritenuto che sia stato violato il principio di contradditorio, nel decreto e nella conseguente sentenza di fallimento disposti dal tribunale di Como.

 

Come si legge nel dispositivo, la Corte "dichiara la nullità del decreto” del Tribunale. Inoltre, «rimette le parti avanti al Tribunale di Como perché, previa rinnovazione dell'atto nullo, si pronunci sulle domande dalle medesime proposte». Nella sentenza, la Corte ribadisce che «debba essere affermata - in accordo con il primo giudice - la fallibilità di Casinò di Campione Spa», ma dà ragione ai reclamanti che hanno richiesto la nullità del procedimento per mancata audizione del debitore. La giurisprudenza di legittimità ha, infatti, ripetutamente affermato che «ove sia stata presentata una proposta di concordato preventivo cd in bianco (...) va rispettato l'obbligo di audizione del debitore ex art. 162 comma 2 L. Fall., per consentire allo stesso di svolgere le proprie difese prima della pronuncia di inammissibilità». Il tribunale, a giudizio della Corte, ha pertanto errato emettendo il decreto di inammissibilità in violazione del diritto costituzionale di difesa».

 

Secondo i giudici della Corte d'Appello, «la procedura deve perciò essere rinnovata restituendo a Casinò di Campione Spa la possibilità di esercitare appieno tutte le prerogative consentite in via generale dall'ordinamento in pendenza del termine per la sua audizione». Il Casinò quindi potrebbe riaprire. «Astrattamente sì - ha detto a Gioconews Corrado Ferriani, che insieme agli avvocati Massimo Fabiani e Massimiliarno Ratti ha predisposto il reclamo - sotto il profilo giuridico vi sarebbero i presupposti, ma questo non è possibile per situazioni contingenti legate alle sospensione dell'attività e al licenziamento dei dipendenti, e comunque a una situazione creditoria e debitoria tutta da ridefinire in un'ottica differente da quella fallimentare».

RED/Agipro

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