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Ultimo aggiornamento il 20/04/2019 alle ore 21:54

Attualità e Politica

31/01/2019 | 11:41

Operazione "Golden Game", Cassazione conferma carcere per tre indagati: "Imposte slot a esercenti per conto dei clan"

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ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Giuseppe, Michele e Pasquale Marciano, tre degli indagati dell'operazione "Golden Game" con cui, a maggio 2018, è stata smantellata una rete criminale di stampo mafioso in grado controllare il mercato degli apparecchi da gioco nella zona di Caserta Est. I tre imprenditori erano già stati coinvolti in un’operazione anticamorra nel 2012 e avevano continuano la gestione criminale delle slot - per conto del clan Belforte - nonostante alcune delle loro ditte fossero sotto amministrazione giudiziaria. Gli indagati, scrive la Cassazione, «avevano proseguito nell'operare, attraverso la fittizia interposizione di terzi soggetti, titolari di ditte individuali, nel lucroso settore della gestione degli apparecchi elettronici da
intrattenimento e gioco, apparecchiature che venivano distribuite, mediante imposizioni, a numerosi esercizi commerciali del territorio di Maddaloni». I giudici supremi confermano la corretta ricostruzione dei fatti da parte del Tribunale del Riesame di Napoli: «La gestione diretta dell'attività d'impresa è stata documentata in modo evidente attraverso il richiamo di significative intercettazioni telefoniche». La famiglia Marciano è inoltre stata «unanimemente indicata da tutti i collaboratori  come il gruppo dedito a quelle attività, sotto il controllo e con la protezione delle organizzazioni camorristiche del territorio». Una circostanza che «rendeva palese non solo il collegamento con le organizzazioni di stampo mafioso, ma anche l'agevolazione dei gruppi criminali, cui i Marciano versavano periodicamente una quota dei proventi derivanti dalla gestione delle apparecchiature, quale corrispettivo della protezione assicurata». Infine, conclude la Cassazione, il vincolo familiare tra gli indagati rendeva «significativo il collegamento dei singoli componenti con il sistema di controllo del territorio delle organizzazioni criminali, che rendeva possibile per quei soggetti lo svolgimento dell'attività d'impresa». I ricorsi contro la custodia cautelare sono stati dunque dichiarati inammissibili. LL/Agipro

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