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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019 alle ore 19:02

Attualità e Politica

04/12/2019 | 10:55

Consiglio di Stato sul caso Domodossola: "Via libera a limiti orari e distanziometro, gestori slot si organizzino diversamente"

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ROMA - Il "distanziometro" in vigore a Domodossola per gli apparecchi da gioco non determina un effetto espulsivo delle attività legate al settore, ed è una «misura adeguata» per tutelare le fasce più deboli della popolazione dai rischi del gioco compulsivo. Il Consiglio di Stato boccia così il ricorso presentato da un gestore slot del comune piemontese contro la norma (basata sulla legge regionale) che impone almeno 500 metri di distanza tra gli apparecchi da gioco luoghi sensibili come scuole e chiese. Al contrario, come già deciso dal Tar Piemonte, la disposizione sulle distanze minime è una «misura adeguata poiché coerente con lo scopo che si intendeva perseguire, allontanando dai luoghi frequentati dalle fasce di consumatori più deboli della popolazione l’offerta del gioco d’azzardo». Secondo i giudici, peraltro, «la localizzazione degli apparecchi da gioco sull’intero territorio comunale è possibile, seppure in basse percentuali e in zone periferiche rispetto al centro cittadino». Altrettanto legittima è la regola sui limiti orari, che consente il funzionamento di slot e vlt per otto ore al giorno (dalle 14 alle 18 e dalle 20 alle 24). Secondo il Collegio non è in dubbio, anche alla luce delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale, «che la riduzione degli orari delle sale gioco sia strumento idoneo a contrastare il fenomeno della ludopatia». Tale misura, «pur comportando una riduzione dei ricavi» per gli operatori «può essere efficacemente sostenuta mediante una diversa organizzazione dell'attività di impresa». Anche l'intesa sui giochi trovata tra Stato ed enti locali nel 2017 conferma, per il Consiglio di Stato, la bontà dei limiti orari: l'Intesa siglata in Conferenza unificata poneva un limite massimo di 6 ore allo stop degli apparecchi da gioco, disponendo però che disposizioni più restrittive previste dagli enti locali, «se prevedono una tutela maggiore», sono comunque efficaci. LL/Agipro

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