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Ultimo aggiornamento il 25/09/2018 alle ore 20:32

Attualità e Politica

27/06/2018 | 16:20

Dl Dignità, Coraggio (Dla Piper Italia): “Divieto di pubblicità danneggia concessionari e non tutela giocatori patologici”

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ROMA - Danni per l’erario e i concessionari autorizzati, meno tutele contro il gioco patologico e rischio di un lungo contenzioso giudiziario. Sono alcune delle possibili ricadute - secondo l’avvocato Giulio Coraggio, di Dla Piper Italia (studio che rappresenta alcuni dei più noti marchi online internazionali) - dell’entrata in vigore del Decreto Dignità, annunciato dal ministro allo Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Il provvedimento – che sarà discusso nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri - prevede il divieto immediato per la pubblicità dei giochi, di qualunque forma e su qualsiasi mezzo, e a partire dal 2019 anche lo stop alle sponsorizzazioni.

Quanto incide il Decreto Dignità sul business dei giochi?

«Inciderebbe in modo considerevole, soprattutto per le società di gioco online. Se la portata del divieto fosse confermata, renderebbe impossibile agli operatori di gioco a distanza di comunicare al pubblico la propria attività di gioco. Mancherebbe la possibilità di far conoscere i propri prodotti, visto che la commercializzazione dei giochi online deve avvenire solo tramite canali di comunicazione online. Da questo punto di vista il provvedimento sarebbe più stringente perfino del divieto imposto alla pubblicità dei prodotti del tabacco, che sono chiaramente visibili nei negozi dove possono essere acquistati».

Le disposizioni del decreto sono conformi alla normativa esistente?

«Gli operatori di gioco a distanza detengono una concessione rilasciata dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che consente l’attività, ma obbliga anche a una serie di adempimenti, perché l’offerta di giochi va proposta sulla base di livelli di servizio molto stringenti. La concessione, inoltre, viene pagata con un importo iniziale oltre al versamento annuale di un canone, in aggiunta alle imposte sui giochi. Il divieto di pubblicità altererebbe un elemento essenziale dei termini della concessione, almeno per come era prevista dal bando, e renderebbe impossibile lo svolgimento dell’attività. Lo Stato, in realtà, ha già introdotto norme a tutela dei giocatori, sia con il sistema delle concessioni che con le limitazioni già in vigore per la pubblicità di giochi. Il divieto totale equivarrebbe a un totale divieto dell’offerta di gioco, che andrebbe ben oltre le possibili limitazioni alla libertà di impresa consentite dall'articolo 41 della Costituzione. Lo Stato avrebbe prima consentito l'offerta di gioco e, in pendenza delle concessioni, l'avrebbe vietata, senza prevedere alcuna eccezione per le concessioni già in vigore od oggetto di bandi già pubblicati, ma anzi mantenendo i termini della convenzione di concessione che al contrario obbligano i concessionari ad offrire i giochi». NT/Agipro

Dl Dignità, Coraggio (Dla Piper Italia): “Stop alla pubblicità un vantaggio per operatori non autorizzati”

 

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