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Ultimo aggiornamento il 26/11/2020 alle ore 11:15

Attualità e Politica

09/11/2020 | 16:32

Franzoni (Uiltucs): “II Governo non ci ascolta e il settore del gioco non ha ammortizzatori sociali”

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ROMA - «Vorremmo  un confronto con il Governo ma il Ministero del Lavoro non ci ascolta». Sono le parole di Stefano Franzoni, segretario nazionale della Uiltucs - sindacato UIL che rappresenta i lavoratori del terziario, turismo, commercio e servizi - in merito alla difficile situazione economica che alcuni settori stanno vivendo. «La nostra parte è quella più colpita visto che si parla di terziario, commercio e servizi _ dice Franzoni ad Agipronews _ la situazione più critica è quella del turismo tra alberghi e pubblici esercizi. Finora abbiamo retto con la cassa integrazione in deroga: c’è da chiedersi cosa faremo da gennaio in avanti anche perché questi settori non hanno gli ammortizzatori tradizionali».

Stesso discorso per tutto il settore del gaming e delle sale da gioco, spiega ancora Franzoni.  «La filiera del gioco è fatta di grandi gruppi ma la rete è costituita da negozi che hanno sì accordi con le aziende maggiori, ma di fatto sono piccole imprese a rischio come tutti coloro che sono privi di ammortizzatori sociali. Ci voleva una riforma per gli ammortizzatori dopo la crisi del 2008 che non è mai arrivata». Fare una previsione su quanti esercizi economici rischiano la chiusura appare complesso, aggiunge ancora il segretario Uiltucs: «Oggi provare ad ipotizzare dei numeri appare difficile perché parliamo di situazioni molto diverse fra loro: dal bar alle sale giochi, bingo ai grandi alberghi».

Ecco perché il dialogo con le istituzioni in questi momenti è fondamentale: «Il Governo è sotto pressione, nessuno lo nega e noi non vogliamo rivendicare, ma semplicemente dire che esistono delle piccole cose che vanno risolte evitando così effetti negativi. Manca la propensione al dialogo e un po' di umiltà. Se partecipiamo a una riunione in cui siamo più di 40 rappresentanti dove ognuno dice la sua, non se ne viene fuori». Sarebbe necessario un incontro faccia a faccia «con persone che abbiano volontà politica e capacità gestionale di saper governare queste situazioni. È giunto il momento essere pratici e non cercare la polemica televisiva quotidiana» prosegue Franzoni.

La liquidità appare un altro fattore critico in questo momento: «Se ragioniamo in termini di tasse e contributi, le attività commerciali le hanno potute differire nel tempo ma parliamo di spese che rischiano di non sussistere a differenza degli affitti.  Non è possibile che un negozio debba pagare una locazione in modo invariato e che la contrattazione venga lasciata alle due parti che hanno esigenze e interessi diametralmente opposti. Serve un terzo soggetto che stabilisca se sia necessaria o meno una moratoria dei canoni di affitto» conclude Franzoni. 

GB/Agipro

(Foto Credits Facebook)

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