Attualità e Politica
09/03/2020 | 16:31
09/03/2020 | 16:31
ROMA - Di fronte all'emergenza non si discute, e anche concessionari e operatori di gioco dovranno attenersi alle regole. Nello stesso tempo, però, il Governo dovrà studiare misure di sostegno per il settore, che uscirà da questa vicenda letteralmente in ginocchio. Questo il parere di Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, la cui analisi parte dall'articolo 2 comma c del decreto governativo sul Coronavirus: «In quelle righe si dispone la chiusura di sale giochi, scommesse e Bingo su tutto il territorio nazionale. Una decisione che in sostanza tratta tutti i punti di gioco come se fossero all'interno di un'unica zona rossa. E allora, il settore deve essere sostenuto dallo Stato, come accadrà per tutte le attività comprese nelle zone rosse».
In mancanza di un aiuto pubblico, il futuro è a dir poco oscuro: «Se i termini attuali verranno confermati, l'attività potrà ricominciare il 3 aprile. Ma a quella data, quanti potranno effettivamente riaprire? I piccoli sono fortemente a rischio, considerato che continuano ad avere obblighi nei confronti dei dipendenti pur avendo ricavi pari a zero. Dobbiamo sempre ricordare che alle piccole aziende di settore, anche per il fatto che fanno girare soldi in contanti, le banche non concedono alcun credito, temendo di favorire fenomeni di riciclaggio».
Quanto alle modalità del sostegno, Ughi punta sulla leva fiscale: «Lo Stato dovrebbe sospendere la richiesta dell'imposta unica e del Preu, come successe nel 2001, quando gli operatori di scommesse ippiche e sportive entrarono in crisi per la vicenda dei minimi garantiti. In quel caso le imposte furono sospese e richieste dallo Stato negli anni successivi. Oggi si dovrebbe fare lo stesso, per lasciare liquidità ai concessionari, ma soprattutto alla rete di piccoli e medi operatori».
A proposito del decreto governativo, sono già alte le polemiche. Per esempio, per quanto riguarda il “privilegio” concesso ai corner scommesse, che non devono sottostare ai divieti: «Non sono d'accordo con chi parla di concorrenza sleale – dice Ughi – La concorrenza esiste tra attività aperte, non per chi è obbligato a stare chiuso. Anzi, ritengo che il fatto che rimanga una forma di accettazione “fisica” del gioco sia un vantaggio anche per le agenzie, perché la clientela resta abituata a rivolgersi al territorio. Gli operatori devono invece temere la migrazione dal fisico all'online, quello è il vero pericolo in una situazione del genere». Altro apparente privilegio, quello a favore dei ctd che svolgono illecitamente l'attività di raccolta scommesse e che, non essendo regolari, paradossalmente potrebbero sfuggire ai divieti: «Non credo proprio che potranno rimanere aperti. Le regole attuali renderanno la loro attività ancora più in vista e i controlli saranno a tappeto».
In tutto questo, Ughi non dimentica i diritti della clientela, per esempio nelle procedure di riscossione delle vincite: «La chiusura prolungata delle agenzie potrebbe mandare in prescrizione dei ticket vincenti e non ancora riscossi. Per questo chiederemo ai Monopoli che la prescrizione venga sospesa fino al 3 aprile. Mi sembra un atto doveroso verso i nostri clienti».
MF/Agipro
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