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Ultimo aggiornamento il 29/05/2020 alle ore 19:02

Attualità e Politica

16/05/2020 | 18:43

Ippica alla Fase 2, Sandi (Ippica Nuova): “Il Mipaaf ha lavorato bene, ma adesso decida, il settore è pronto a ripartire”

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ROMA - Serve una data certa per tornare alle corse, e bisogna farlo prima possibile, o la crisi diverrà irreversibile. Negli ultimi giorni si sono susseguiti gli appelli di Ippica Nuova, rivolti al ministro delle Politiche Agricole Bellanova e al sottosegretario L'Abbate. Lettere aperte nelle quali si è puntato a rappresentare gli interessi di tutta la filiera, obiettivo primario dell'associazione nata nell'autunno del 2018. Ne parla ad Agipronews il presidente Giorgio Sandi, manager di lungo corso, già amministratore di Sisal fino al 2008 e ai vertici di Snai dal 2012 al 2015. «In questo periodo al Mipaaf hanno lavorato molto per l'ippica, sulla selezione delle corse e la preparazione del calendario. In materia di norme sanitarie, l'impegno di ministro e sottosegretario è stato forte e continuo. A questo ha fatto riscontro il comportamento dei gruppi di lavoro, che hanno operato in sicurezza. Tutto questo ha portato ad avere condizioni sufficienti per ripartire. Si può tornare a correre la prossima settimana, o al più tardi all'inizio della settimana seguente, il 25 maggio». 

La sua associazione aveva chiesto la ripartenza dal 4 maggio: «Le condizioni c'erano, bisogna sempre tenere presente che per l'ippica la questione dei tempi è vitale. Ritardare ancora può portare al disastro. Anche in regime di lockdown, i cavalli vanno comunque accuditi, curati e trasportati per motivi sanitari o legati all'allevamento». Il Mipaaf è rimasto sordo alla richiesta del 4 maggio, ma non ha rifiutato la collaborazione dell'associazione sulle norme di cautela sanitaria: « Circa un mese fa – spiega Sandi - abbiamo presentato un protocollo per riprendere in sicurezza, anche sulla base di ciò che è avvenuto all'estero. Prendendo spunto dalle nostre indicazioni e anche da quelle provenienti da altre associazioni, il ministero ha stilato il suo protocollo. Ci sembra piuttosto severo, e speriamo che in qualche punto possa essere modificato, ma in ogni caso ci fa pensare che il via sia ormai vicino. Nei primi tempi si correrà a porte chiuse, ma c'è la possibilità che a breve sia riammesso anche il pubblico. Gli ippodromi non sono paragonabili ad altri impianti: i loro spazi ampi soddisfano tutte le esigenze di distanziamento sociale». 

«Sbagliato guardare al Coni, la filiera è in gran parte agricola» - Un comparto già in condizioni critiche come l'ippica, esce in ginocchio dal periodo emergenziale: si può sperare in un sostegno straordinario da parte dello Stato? «Nei sarei felice – dice Sandi – forme di aiuto servirebbero ad aumentare la visibilità e ad attirare un numero maggiore di giovani verso un settore che va considerato un'eccellenza italiana. Noi però non abbiamo chiesto contributi straordinari, ci rendiamo conto delle attuali difficoltà dello Stato. Chiediamo però di poter usufruire al meglio delle risorse già stanziate e di essere coinvolti in un piano di rilancio, affinché un settore ora sottodimensionato rispetto al suo potenziale possa tornare a crescere».

C'è chi vede il rilancio in uno spostamento dell'ippica dalla sfera politica a quella sportiva, vedi Coni. «Non condivido. La filiera ippica è in gran parte agricola. Vero che le corse hanno una componente sportiva, ma a competere sono i cavalli ancor più delle persone, e quando i cavalli smettono di correre sono impiegati nel ciclo riproduttivo. Separare questa filiera per stabilire un collegamento con il Coni è complicato e non mi sembra la scelta giusta». 

La prospettiva di Sandi è un'altra: ripensare in forma moderna alcune forme di gestione del passato: «Fatte salve alcune modifiche necessarie, penso al modello Unire, che garantiva una agilità operativa che il Ministero non può avere, e che metteva insieme pubblico e privato, in un tipo di gestione dell'ippica che veniva invidiata a livello internazionale».

«Vanno ricostituiti gli enti tecnici» - Ippica Nuova ha alle spalle venti mesi di attività. Si può fare un bilancio: «Ci siamo dati quattro obiettivi primari: prima di tutto, volevamo riempire un vuoto di rappresentanza. Non c'erano associazioni in grado di coinvolgere tutta la filiera, specie nei suoi operatori più professionali; abbiamo cercato di farlo noi e devo dire che il riscontro è stato molto positivo. Il secondo obiettivo, anche questo raggiunto, era offrire il nostro contributo di idee ed esperienza al Mipaaf. Il terzo è la ricostituzione degli enti tecnici». Qui serve una breve digressione: «Fino a qualche tempo fa, il trotto era gestito dall'Encap, Ente nazionale per le corse al trotto, mentre del galoppo si occupava il Jockey Club italiano. Strutture che oggi sarebbero molto utili, anche per tenere i contatti con l'ippica internazionale e dialogare con operatori di pari livello. Da quando gli enti tecnici sono stati soppressi, l'ippica italiana non ha più voce». Infine, il quarto punto: «Una riforma del settore che coniughi il punto di vista pubblico con la presenza di rappresentanti eletti dalle categorie. Si tratta di una sinergia tra la visione privata degli operatore e la visione pubblica del ministero, a nostro avviso sarebbe un assetto in grado di favorire il rilancio. Speriamo che arrivi presto il momento».
MF/Agipro

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