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Ultimo aggiornamento il 13/11/2018 alle ore 20:31

Attualità e Politica

30/06/2018 | 15:29

Decreto Dignità, Di Maio: “Divieto a pubblicità di gioco non è proibizionismo, proporrò di applicarlo in tutta l’Ue”

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di maio leovegas pubblicità decreto dignità divieto

ROMA - «E’ completamente fuorviante parlare di proibizionismo. Quello che viene vietato è la pubblicità a un prodotto o servizio, non il prodotto in sè. La logica che viene applicata è quella che ha portato al divieto della pubblicità sulle sigarette. Non è stata vietata la vendita, ma la sua sponsorizzazione e la strategia ha funzionato». E’ quanto scrive il vice premier Luigi Di Maio sui propri account social, rispondendo alla lettera aperta, pubblicata sul Corriere della Sera, a lui indirizzata da Niklas Lindahl, Managing Director Italia di LeoVegas, in cui si contesta l’introduzione del divieto per le pubblicità di gioco contenuto nel Decreto Dignità.

«Lei sostiene che con il divieto alla pubblicità si favorirebbero le attività illegali - scrive ancora Di Maio - io penso il contrario. Penso che meno pubblicità al gioco d’azzardo legale, farà diminuire anche il ricorso a quello illegale. La martellante pubblicità sul gioco d’azzardo, anche utilizzando testimonial ultra famosi, ha come effetto un generale aumento del desiderio di giocare d’azzardo, causando anche un indiretto aumento delle giocate “non autorizzate”».

«Se è vero che le entrate fiscali derivanti dal gioco valgono svariati miliardi, è anche vero che i costi sociali dell’azzardopatia in Italia sono quasi altrettanti. E’ un gioco quasi a somma zero per lo Stato che incassa da una parte i soldi che poi deve spendere dall’altra. I malati d’azzardo in Italia sono circa un milione - afferma Di Maio - Un milione di famiglie in cui la serenità e la tranquillità economica non esistono più».

«Abbiamo individuato il divieto della pubblicità all’azzardo come strumento. Non torneremo indietro. Anzi: se come credo riscuoteremo successo, proporrò che la stessa legislazione venga applicata in tutti i Paesi dell’Unione Europea», conclude Di Maio, ribadendo che il provvedimento servirà a «tutelare la salute e la qualità della vita dei miei concittadini. E lo farò fino in fondo perchè gli unici a cui devo rendere conto sono gli italiani».

Lindahl (Leovegas): “Di Maio convochi un tavolo di lavoro con gli operatori per trovare soluzioni concrete”

«Senza possibilità di fare pubblicità e sponsorizzazioni, cambierebbe un elemento centrale dei termini della concessione rendendo impossibile lo svolgimento dell’attività a società serie e controllate, visto che la pubblicità è il principale vantaggio degli operatori con licenza rispetto a quelli non autorizzati». E’ quanto si legge nella controrisposta che da Niklas Lindahl, Managing Director Italy di LeoVegas Gaming, al vice premier Luigi Di Maio, in merito al divieto per le pubblicità di gioco che verrebbe introdotto nel Decreto Dignità, nella lettera si rinnova l’invito «ad incontrarci in un tavolo di lavoro, per trovare insieme delle regolamentazioni concrete e sostenibili, in grado di proteggere realmente i consumatori anche dai rischi che tale Decreto potrebbe creare».

Secondo Lindahl il divieto pubblicitario non servirà «a combattere le dipendenze. Come dimostra proprio il caso del fumo che lei ha citato. Le dipendenze, Onorevole Ministro, non si combattono con il divieto pubblicitario, almeno così ci dicono gli oltre 10 milioni di italiani che continuano a fumare. Una cifra spaventosa, purtroppo». Il manager ribadisce inoltre come un divieto agli operatori autorizzati «darebbe il via libera a chi non ha vincoli e potrebbe continuare a offrire giochi e a proporre pubblicità – come già accade ampiamente oggi – vista l’impossibilità di eseguire contestazioni all’estero. Tutto questo senza pagare imposte allo Stato e con l’ulteriore beffa che gli italiani sarebbero comunque esposti a forme di pubblicità, ma incontrollate». Lindahl condivide però con Di Maio una affermazione: «il peso pubblicitario è eccessivo. Aggiungo anche che alcune pubblicità lanciano messaggi ingannevoli - dice ancora - Ed è qui che dovremmo intervenire, non vietando tutte le pubblicità, ma limitando i messaggi e regolamentando meglio le comunicazioni al pubblico. Come fatto in Inghilterra». Infine il dirigente di Leovegas ribadisce che «non ci sono dati ufficiali sulla spesa sanitaria per la cura del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico)» su cui basare affermazioni relative al rapporto costi benefici per il bilancio dello Stato.

«So che il vostro movimento ha avuto successo proprio grazie all’ascolto delle esigenze e delle problematiche dei cittadini - conclude la nota - Un confronto democratico è alla base della convivenza civile e della politica, per cui la invito ad incontrarci e ad ascoltare anche il nostro punto di vista, che rappresenta oltre 100.000 lavoratori, il cui indotto è di molto maggiore coinvolgendo anche il Calcio e i Media che dalla nostra pubblicità ottengono una sostenibilità economica di rilievo. Credo che coinvolgere nel dibattito e ascoltare i professionisti del settore sarebbe una scelta saggia e democratica, utile a trovare le soluzioni migliori per tutti, al fine di raggiungere l’obiettivo comune della battaglia alla ludopatia. Ritengo, come lei, che le slot machine fisiche rappresentino un vero problema nello sviluppo della ludopatia e vanno ostacolate, diversamente dai giochi a distanza che non presentano gli stessi pericoli e non raccolgono nemmeno lontanamente le spese fatte dai consumatori sulle slot machine fisiche. Riconosco il suo intento sincero per la tutela della salute degli italiani e lo condivido, ma troviamo un modo per renderlo veramente efficace e sostenibile, facendo i dovuti distinguo nel comparto giochi».
RED/Agipro

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