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Ultimo aggiornamento il 18/09/2020 alle ore 19:00

Attualità e Politica

19/05/2020 | 14:56

Fase 2, Ughi (Obiettivo 2016): "Assurdo e discriminatorio il blocco delle sale scommesse, entro giugno ricorsi a tutti i livelli"

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ROMA - Entro la fine di giugno «ma forse anche prima», gli operatori di scommesse faranno partire i contenziosi nei tribunali civili e amministrativi contro il dpcm firmato da Giuseppe Conte due giorni fa, che ha prolungato la chiusura delle agenzie fino al 15 giugno. Ad annunciarlo è Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016. «È un momento difficilissimo, peggiorato dai provvedimenti dello Stato che discriminano il nostro settore - spiega ad Agipronews - Per questo sono in corso riunioni tra gli operatori e i nostri consulenti: l'obiettivo è un piano per il contenzioso giuridico, sia civile che amministrativo, per rivendicare la legalità del nostro settore e la discriminazione che subiamo, noi e i nostri dipendenti, rispetto ad altre attività economiche». I motivi della protesta partono da lontano: «La "liberalizzazione" delle scommesse, nel 2006, venne disposta per combattere il gioco illegale e preservare l'ordine pubblico - continua Ughi - Lo scopo primario della legge era quello di combattere la criminalità; le entrate per lo Stato, seppure importanti, erano considerate secondare». Per questo l'ultimo dpcm appare a Ughi «un controsenso legislativo. Bisogna rivolgersi ad ADM, al Mef, al Ministero degli Interni e chiedere perché in un momento particolarmente delicato per l'ordine pubblico, si offre il fianco al ritorno dell'illegalità, soprattutto se dovesse ripartire il campionato. È un'assurdità». L'amministratore fa presente «che gli strumenti utilizzati finora per bloccare le agenzie sono di rango inferiore rispetto alle leggi approvate dal Parlamento che hanno aperto la strada al betting. Lo scopo primario della rete legale rimane quello di garantire l'ordine pubblico». Naturalmente anche i risvolti economici del lungo lockdown si fanno sentire: «Le attività sono chiuse, non c'è possibilità di fare ricavi. E se i costi sono in parte garantiti - per esempio con la cassa integrazione - rimane aperta per esempio la questione delle utenze e degli ammortamenti, che contano e pesano sulle società. Senza contare i mancati incassi e guadagni». Secondo Ughi è dunque necessario «andare all'attacco, ma in maniera lucida e razionale. Ecco perché stiamo elaborando il piano di contenziosi contro le istituzioni, che si aprirà entro la fine di giugno, ma forse anche prima. Spingeremo sull'acceleratore contro questa discriminazione - conclude - il settore non merita questo tipo di considerazione». LL/Agipro

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