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Ultimo aggiornamento il 06/06/2020 alle ore 19:05

Attualità e Politica

22/05/2020 | 15:11

Giochi a Bolzano, in Consiglio di Stato nuova battaglia contro il distanziometro. Gli operatori: "Così ci è precluso lavorare"

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ROMA - È ancora battaglia in Consiglio di Stato per i ricorsi contro il "distanziometro" contenuto nella legge provinciale di Bolzano, che prevede almeno 300 metri di distanza tra sale e apparecchi da gioco e luoghi sensibili come scuole e chiese. Dopo le sentenze dello scorso anno con cui era stata confermata la legittimità della norma, gli operatori sono tornati in udienza ieri a Palazzo Spada per un ulteriore capitolo del testa a testa giudiziario. Nel processo processo di revocazione davanti al Collegio della Sesta sezione - la cui sentenza è attesa nei prossimi due mesi - i gestori di sale e apparecchi da gioco hanno contestato la decisione del 2019 di Palazzo Spada, che avrebbe sottovalutato gli esiti della consulenza d’ufficio disposta dai giudici per verificare il cosiddetto "effetto espulsivo" della norma: la perizia, pur escludendolo, ha però sottolineato una estrema marginalizzazione del settore, dovuta proprio al distanziometro. «Il Consiglio di Stato ha completamente travisato gli esiti della consulenza tecnica», ha spiegato l'avvocato Michele Busetti, legale degli operatori. La perizia aveva sì evidenziato «una qualche percentuale di territorio astrattamente occupabile» dalle attività di gioco; nella sostanza, continua Busetti «ciò era però sostanzialmente precluso per la ristrettezza e per la frazionata composizione dei singoli territori comunali». La perizia sarebbe stata sottovalutata anche sotto un altro aspetto: quello, evidenziato dal consulente, secondo cui la norma provinciale «non è funzionale alle esigenze di prevenzione dal rischio ludopatia». In ogni caso, l'avvocato ribadisce come sia stata accertata «una fortissima alterazione e contrazione del segmento di mercato».
Opposto il punto di vista della Provincia di Bolzano, che ha chiesto ai giudici di bocciare gli appelli. Innanzitutto, i ricorsi sarebbero inammissibili perché non sussistono motivazioni sufficienti per chiedere l'impugnazione straordinaria e il processo di revocazione. Inoltre, il Consiglio di Stato avrebbe «correttamente valutato» la consulenza tecnica,  contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa. LL/Agipro

(foto Sonse da Wikimedia Commons)

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