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Ultimo aggiornamento il 21/09/2018 alle ore 19:03

Attualità e Politica

28/03/2018 | 13:45

Giochi, Consiglio di Stato: «Comuni autorizzati a chiudere le sale che non rispettano i limiti orari»

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ROMA - I Comuni sono legittimati a limitare gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco, ma soprattutto hanno facoltà di revocare o sospendere l’autorizzazione delle sale che non rispettano tali limiti. È quanto ha stabilito il Consiglio di Stato nella sentenza che ha respinto l’appello della Invest Gaming, titolare di una sala bingo a Mantova. Alla società - il cui ricorso era già stato bocciato dal Tar Lombardia - era stato ordinato dal Comune uno stop di cinque giorni al funzionamento degli apparecchi, in seguito a ripetute violazioni del regolamento. Un provvedimento che, secondo il Collegio, è legittimo: i poteri sanzionatori “pesanti” previsti dalla legge, generalmente attribuiti alle Questure, possono essere affidati anche ai Comuni «in presenza di violazione delle discipline specifiche che attengono alla tutela degli interessi pubblici diversi da quello dell’ordine della sicurezza pubblica». Così è in questo caso: la Invest Gaming era stata multata quattro volte per la violazione dei limiti orari disposti per la prevenzione della ludopatia (l’attività è concessa dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23) prima di essere sanzionata con la sospensione della licenza. «Un tale abuso si connette non a questioni attinenti all’ordine o alla sicurezza pubblica, bensì a quegli altri interesse pubblici generali tutelati dall’autorità comunale mediante il rilascio dell’autorizzazione», scrivono ancora i giudici della Quinta sezione.

Per il Consiglio di Stato, la possibilità di fermare l’attività di una sala diventa fondamentale per garantire il rispetto dei regolamenti come quello di Mantova: «A nessuno sfugge che, se tutto si riducesse e si limitasse alla sanzione pecuniaria, sarebbe agevolata una logica strettamente economica del rapporto costi/benefici». In questo modo,  «il titolare di sala giochi o degli apparecchi con vincite in danaro sarebbe facilmente indotto ad assumere il rischio e il relativamente tenue costo per la violazione dell’ordinanza sindacale consistente nel solo pagare la sanzione amministrativa (di importo mediamente assai contenuto) a fronte di un più elevato guadagno derivante dall’utilizzo della sala gioco o dal funzionamento degli apparecchi da gioco». Deve quindi essere «riconosciuta la necessità» che la ripetuta violazione dei limiti orari «sia accompagnata da una misura ulteriore e diversa dalla sanzione pecuniaria: una misura, cioè, di cura diretta dell’interesse pubblico, che prescinda dal soggetto e che guardi all’oggetto, e che vada ad incidere direttamente e immediatamente sull’attività sospendendola per un tempo ragionevole, adeguato e idoneo». LL/Agipro

 

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