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Ultimo aggiornamento il 04/12/2020 alle ore 12:57

Attualità e Politica

28/10/2020 | 13:49

Giochi e distanziometro, per il Tar Toscana un bancomat appena installato può “sfrattare” una sala autorizzata

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ROMA - Il "distanziometro" previsto in Toscana per le sale da gioco deve essere applicato non solo alle nuove aperture, ma anche alle attività già autorizzate che successivamente vengono a trovarsi troppo vicine a un luogo sensibile. Il Tar toscano dà una nuova interpretazione alle disposizioni introdotte nel 2013 con la legge regionale contro la ludopatia, che ha previsto una distanza minima di 500 metri tra sale giochi e luoghi come scuole e chiese. I giudici hanno respinto il ricorso di un operatore di Calenzano (FI) a cui il Comune aveva intimato la chiusura per l'eccessiva vicinanza di un bancomat, uno dei punti "off limits" indicati dalla legge. Il Collegio ha respinto l'argomentazione dell'operatore, secondo cui il bancomat, posto appena fuori l'esercizio, era stato installato in un periodo successivo all'apertura della sala, aperta con tutte le autorizzazioni necessarie. «Deve ritenersi - scrive il Tar - che il legislatore regionale abbia inteso applicare il divieto non solo alle nuove aperture di tale tipologia di esercizi a distanza inferiore di 500 metri rispetto ad elementi sensibili, ma anche al mantenimento in essere degli esercizi che pur legittimamente aperti, nel corso del tempo pongano in essere violazioni». Nel caso in questione, si legge ancora nella sentenza, il bancomat si trovava proprio fuori dal locale ed era allacciato a una presa di corrente posta all'interno della sala: «Agli avventori viene così offerta un’immediata disponibilità di denaro contante, in piena violazione della normativa». Per i giudici deve quindi ritenersi «che nel termine “apertura” il legislatore regionale abbia inteso ricomprendere non solo l’installazione di un nuovo esercizio, ma anche il mantenimento in essere di un esercizio che, pur legittimamente aperto, abbia tuttavia cessato di essere rispettoso della normativa». Diversamente, conclude il Tar, «si renderebbe priva di senso la normativa, che facilmente potrebbe essere aggirata». LL/Agipro

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