Attualità e Politica
28/01/2021 | 11:50
28/01/2021 | 11:50
ROMA - La sofferenza è enorme. Il sospetto, tremendo: «Dietro alla prolungata chiusura delle imprese del gioco c' una precisa volontà politica, nascosta dall'emergenza sanitaria». E cioè utilizzare gli effetti devastanti del Covid-19 per mettere in ginocchio l'industria del gioco legale e pubblico. Lui si chiama Iari Fondi, titolare di un'impresa di gioco ad Altopascio in provincia di Lucca. Racconta e si racconta nel suo dramma imprenditoriale sulle pagine del 'Corriere Fiorentino': «Il mio locale è di 300 metri quadrati e rispetta tutte le prescrizioni, dov'è il pericolo di contagio se paragonato a quello di un supermercato? Chi ci governa lo capisce o no che così si favorisce il ritorno del gioco illegale». Evidentemente no. O forse è tutto legato alla scelta di utilizzare la discutibile lotta al gaming come uno 'striscione' politico a costo zero, demonizzando invece di proteggere, in modo da mantenere i la salvaguardia del sistema legale rispetto al ritorno – i sintomi preoccupanti già ci sono attraverso una 'germogliazione' di attività illegali (se non criminali) in tutto il Paese – prepotente delle 'mondo di mezzo' del gioco, così come accadeva nel vecchio millennio. Iari è ferma dal 26 ottobre, come tutti i suoi colleghi a causa della normativa anti-Covid. «Mandare avanti la mia sala giochi è diventata un'impresa proibitiva, con 5 mesi e mezzo di chiusura nel 2020 e un altro mese e mezzo di stop davanti a noi, dopo il quale c'è l'ignoto»
Alla scellerata scelta del governo sulla chiusura prolungata, Iari risponde con il suo drammatico bilancio: «Avevo nove dipendenti, me ne sono rimasti due. Nelle ultime settimane sono scaduti due contratti a termine e purtroppo non abbiamo potuto rinnovarli». E non solo, c'è anche la beffa che diventa danno, con il governo che prima intima l'adeguamento delle sale gioco come quella di Iari e poi chiude tutto a doppia mandata: «Ci siamo attrezzati come richiesto: macchine ridotte da 35 a 20 per il distanziamento, sanificazione, barriere di plexiglass e personale alternato tra lavoro e cassa integrazione». Tutto inutile. L'incubo prosegue dunque, ma ce n'è uno peggiore: «Se il 5 marzo (quando scade il decreto in vigore anti-Covid ndr) non si riparte non so cosa potrà succedere. I ristori non bastano, le spese restano vive e non possiamo stare fermi altro tempo», con un nemico temibile che si staglia all'orizzonte del gaming italiano: «La chiusura delle sale con licenza sta alimentando la ripresa del gioco sommerso, che oggi si è spostato in larga parte su siti online non controllati, a rischio del giocatore stesso». Un nemico invisibile per molti e, soprattutto, per chi sta devastando un settore che dà lavoro a 300mila persone, fingendo di non vedere. PF/Agipro
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