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Ultimo aggiornamento il 17/11/2018 alle ore 20:45

Attualità e Politica

04/05/2018 | 13:32

Cresce la minaccia del "ransomware": il gambling nel mirino degli hacker

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ROMA - I siti di gioco d’azzardo sono tra i bersagli preferiti degli hacker, e nei prossimi anni la sicurezza informatica dovrà essere una priorità gli operatori. È quanto emerge dal Global Threat Intelligence Report della NTT Security, società specializzata in sicurezza della Nippon Telegraph and Telephone.

La ricerca sulle minacce informatiche condotta dalla NTT Security - che ha analizzato i dati da oltre 6,1 trilioni di registri e 150 milioni di attacchi informatici - ha riscontrato nel 2017 un aumento del 350% degli attacchi di tipo “ransomware”, un sofware “maligno” che blocca l’accesso ai dispositivi infettati e che viene rimosso solo dopo il pagamento di un riscatto: un terzo di questi hanno colpito società di gioco in Europa, Medio Oriente e Asia.

«L’assistenza sanitaria è il principale obiettivo del ransomware - scrive la NTT - ma il settore del gambling, costituito principalmente da società di gioco (poker, casinò e scommesse sportive), è stato il più colpito nel 2017, con il 36% di tutti gli attacchi ransomware mirati a siti del settore». Si tratta di un mercato particolarmente allettante per i pirati informatici, visto che le società di gioco sono obbligate per legge ad archiviare ed elaborare una grande quantità di dati personali, per soddisfare gli obblighi antiriciclaggio e di protezione dei giocatori. Un’enorme quantità di informazioni che fa gola agli hacker, perché nel caso di violazione dei dati le società potrebbero ricevere multe salatissime: la perdita economica, ma soprattutto il crollo della fiducia da parte dei giocatori potrebbe rendere gli operatori di gioco più propensi a pagare un riscatto che ammettere pubblicamente la compromissione della sicurezza.

Mentre il volume del “ransomware” è in aumento, è invece in calo la percentuale di chi decide di pagare il riscatto: dal 22% dei casi registrati nel 2016, si è passati al 5% nel 2017. Un risultato dovuto alla migliore individuazione del rischio, a politiche e procedure più efficaci, a una maggiore consapevolezza e a migliori piani di reazione agli incidenti.

«È chiaro che le organizzazioni danno priorità al contrattacco molto più di quanto non abbiano fatto in passato, almeno per quanto riguarda il ransomware», ha spiegato Jon Heimerl di NTT Security. «Il nostro report ha spiegato che quasi la metà (48%) di tutti gli intervistati ha dichiarato di avere un piano di risposta agli incidenti in atto, mentre un altro terzo ha lavorato sui piani. Tuttavia, proprio perché le organizzazioni stanno migliorando la gestione di alcuni attacchi, non possono permettersi di cullarsi in un falso senso di sicurezza».  LL/Agipro

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