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Ultimo aggiornamento il 16/07/2018 alle ore 22:34

Attualità e Politica

31/01/2018 | 16:39

Regolamento di Jesi, Gioacchini (Astro): «Soddisfatti del rinvio, il Comune ha ascoltato i nostri rilievi» (1)

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ROMA - «La vicenda del regolamento di Jesi sui giochi dimostra sia l'importanza dell'opera svolta dalle associazioni, sia la lungimiranza di alcune amministrazioni comunali: le prime devono essere assidue nel controllo e monitoraggio delle normative di settore; le seconde cominciano a rendersi conto come certe ordinanze, oltre a non raggiungere completamente gli scopi per cui nascono, possono danneggiare pesantemente molte attività commerciali e industriali alle quali non resta che la strada del contenzioso per difendersi». È il commento di Paolo Gioacchini, vicepresidente di Astro e responsabile territoriale per le Marche, sulla decisione, presa ieri dal Comune di Jesi, di rinviare l'approvazione del regolamento al prossimo 22 febbraio. Una vittoria per Astro, che nell'imminenza del voto si è attivata, chiedendo in una lettera all'amministrazione jesina di sospendere il processo di approvazione. «La richiesta è stata accolta – dice Gioacchini – e non solo: il Comune, consapevole dell'impatto che il regolamento avrebbe su tutto il settore, ha pensato bene di organizzare un tavolo di confronto con le associazioni di categoria. Presumibilmente sarà convocato nella prima decade del mese. Non posso che complimentarmi pubblicamente con l’amministrazione comunale di Jesi per questa scelta che è talmente intelligente e di buon senso che dovrebbe essere imitata da tutti gli enti locali che hanno intenzione di normare il settore del gioco».
La lettera è stata preceduta da una nota Astro nella quale venivano analizzate le criticità del regolamento: «Avevamo già fatto un lavoro del genere con Ancona, il cui regolamento è praticamente uguale a quello di Jesi. La nota evidenzia tra l'altro l'effetto espulsivo del provvedimento, il contrasto con la recente intesa Governo-enti locali sui giochi, l'eccessiva restrizione degli orari di funzionamento degli apparecchi. E poi c'è la questione occupazionale: nel caso di Jesi, stimiamo circa 60 posti di lavoro a rischio». (segue)

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